Ricercatori precari del CNR: il Consiglio regionale toscano chiede stabilizzazione
29/01/2026
Nell’Aula del Consiglio regionale della Toscana, il 28 gennaio, è arrivato un voto che segna una convergenza politica rara su un tema che attraversa da anni il sistema della ricerca pubblica: la precarietà dei ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche e, più in generale, degli enti scientifici presenti sul territorio. L’Assemblea ha approvato all’unanimità una mozione che sollecita Parlamento e Governo ad adottare con urgenza misure concrete per la stabilizzazione del personale non strutturato, riconoscendo il valore strategico della ricerca per l’innovazione e lo sviluppo regionale
Il documento impegna la Giunta a farsi parte attiva presso l’esecutivo nazionale affinché si intervenga sul piano normativo e finanziario, valorizzando competenze maturate nel tempo e percorsi professionali che, pur essendo centrali per la produzione scientifica, restano privi di prospettive stabili.
Un voto trasversale e una richiesta chiara allo Stato
La mozione, illustrata in Aula da Massimiliano Ghimenti, è stata sostenuta da tutte le forze politiche presenti, dal Partito democratico a Casa Riformista, da Alleanza Verdi e Sinistra al Movimento 5 Stelle, fino a Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Un passaggio che assume rilievo anche per il metodo, perché nasce da un testo condiviso, elaborato in commissione con il contributo di più gruppi, dopo l’ascolto dei rappresentanti dei lavoratori precari del CNR.
Nel dispositivo si esprime solidarietà verso ricercatrici e ricercatori che garantiscono continuità alle attività scientifiche e si chiede di intervenire sulla base delle previsioni contenute nella cosiddetta “Legge Madia”, rafforzando strumenti di stabilizzazione e tutela. La Regione, nel rispetto delle competenze statali, viene chiamata a sostenere iniziative di accompagnamento, favorendo accordi con università ed enti di ricerca e promuovendo campagne di informazione sul ruolo della scienza nel tessuto toscano.
Il confronto sulle risorse regionali e il nodo delle competenze
Accanto al voto unanime, l’Aula ha respinto una seconda mozione presentata da Fratelli d’Italia, primo firmatario Diego Petrucci, che chiedeva lo stanziamento di risorse straordinarie regionali già nella prima variazione utile di bilancio. Il dibattito ha messo in luce una differenza di impostazione: da un lato la volontà di esercitare pressione sul Governo centrale, titolare delle leve decisive per la stabilizzazione; dall’altro la richiesta di un intervento diretto della Regione come segnale politico immediato.
Nel corso degli interventi, è emersa più volte la consapevolezza che la precarietà nella ricerca non rappresenta un problema marginale. Riguarda migliaia di giovani altamente qualificati, spesso prossimi ai trent’anni, che operano in condizioni di incertezza pur contribuendo a programmi finanziati anche con fondi nazionali ed europei. La discussione ha richiamato l’esigenza di politiche coerenti e di lungo periodo, capaci di evitare la dispersione di competenze e la fuga di professionalità formate con risorse pubbliche.
Il voto del Consiglio regionale toscano non risolve il problema, ma fissa un punto politico netto: la stabilizzazione dei ricercatori precari viene indicata come priorità condivisa, da affrontare con strumenti normativi adeguati e risorse certe, nella consapevolezza che senza ricerca non esiste sviluppo credibile.
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