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Firenze, incendio ed estorsione con metodo mafioso: quattro arresti nella comunità cinese

10/03/2026

Firenze, incendio ed estorsione con metodo mafioso: quattro arresti nella comunità cinese

Un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Firenze ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di quattro cittadini cinesi, accusati a vario titolo di incendio e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un’imprenditrice della comunità cinese residente a Sesto Fiorentino.

Il provvedimento è stato eseguito nella serata del 3 marzo 2026 dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Firenze e dai militari del R.O.S. dei Carabinieri di Firenze, in attuazione di un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Firenze.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un 39enne, ritenuto il mandante della condotta estorsiva, avrebbe orchestrato una serie di intimidazioni e atti violenti con l’obiettivo di ottenere vantaggi economici legati all’utilizzo di un capannone industriale nella zona di Sesto Fiorentino.

L’irruzione nel negozio e gli atti intimidatori

Le indagini hanno preso avvio da un grave episodio avvenuto il 1° agosto 2024, quando cinque persone di origine orientale hanno fatto irruzione in un esercizio commerciale di Sesto Fiorentino armati di machete e picconi, causando ingenti danni alla struttura.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’azione sarebbe stata compiuta per costringere l’imprenditrice a concedere l’utilizzo di un capannone industriale precedentemente locato dal presunto mandante attraverso una società formalmente intestata a terze persone ma, di fatto, riconducibile allo stesso indagato.

La pressione intimidatoria si sarebbe protratta nel tempo attraverso ulteriori atti di minaccia e violenza.

Il 23 maggio 2025, davanti alla sede dell’attività commerciale, uno degli indagati – poi identificato come un 30enne – avrebbe appiccato il fuoco a un autocarro di proprietà della società della vittima. L’incendio si sarebbe poi propagato anche a un’altra autovettura e a un terzo veicolo parcheggiato nelle vicinanze.

Dopo l’episodio l’imprenditrice ha sporto denuncia alla Questura di Firenze, raccontando anche delle minacce ricevute nei confronti suoi e dei suoi familiari.

Danni alle auto e richiesta estorsiva da 2,8 milioni di euro

Le intimidazioni sarebbero proseguite anche nei mesi successivi. Il 17 giugno 2025 due uomini – identificati come il 30enne e il 26enne arrestati – avrebbero danneggiato un’auto riconducibile all’attività commerciale parcheggiata davanti all’abitazione dell’amministratrice.

Il veicolo è stato imbrattato con vernice rossa e danneggiato con il lancio di pietre.

Le indagini della Squadra Mobile, supportate dall’analisi di sistemi di videosorveglianza pubblici e privati e dalla ricostruzione dei flussi telefonici e telematici, hanno consentito di identificare i presunti autori delle azioni intimidatorie.

Il 26 luglio 2025 gli investigatori sono riusciti a fermare due degli indagati poco prima che potessero compiere un ulteriore atto criminoso ai danni dell’attività commerciale.

Nel corso delle perquisizioni disposte dalla D.D.A. sono stati inoltre sequestrati indumenti macchiati della stessa vernice rossa utilizzata per il danneggiamento dell’auto.

L’ultimo episodio denunciato risale al 23 gennaio scorso, quando la vittima ha segnalato un’ulteriore richiesta estorsiva: il presunto mandante avrebbe preteso 2,8 milioni di euro per evitare l’incendio del negozio o del capannone conteso, concedendo pochi giorni di tempo per il pagamento.

Secondo gli investigatori, la richiesta sarebbe stata materialmente formulata da un 40enne, ritenuto l’intermediario dell’estorsione.

Le misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso

Il G.I.P. del Tribunale di Firenze ha accolto integralmente le richieste della Direzione Distrettuale Antimafia, disponendo:

  • custodia cautelare in carcere per il 39enne, il 30enne e il 26enne

  • arresti domiciliari per il 40enne

Il giudice ha inoltre riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso, ritenendo che la serie di minacce, incendi e danneggiamenti commessi nell’arco di circa un anno e mezzo abbia creato un clima di intimidazione sistematica e diffusa, tale da generare soggezione e omertà all’interno della comunità coinvolta.

Nel corso delle indagini, infatti, gli investigatori hanno riscontrato difficoltà nel raccogliere testimonianze a causa del timore diffuso tra alcuni membri della comunità cinese, a conoscenza delle pressioni esercitate dal presunto mandante.

Come previsto dalla normativa, il provvedimento eseguito rappresenta una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati sono quindi da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.