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Firenze, il Polo artigiano di via Guelfa diventa modello nazionale del Made in Italy

16/04/2026

Firenze, il Polo artigiano di via Guelfa diventa modello nazionale del Made in Italy

Otto laboratori già attivi, spazi pubblici rimessi in funzione, canoni calmierati e una regia condivisa con le associazioni di categoria: il nuovo Polo artigiano di via Guelfa, nel cuore di Firenze, si presenta come un progetto che ambisce a riportare stabilmente la produzione dentro il centro storico, restituendo centralità a un tessuto manifatturiero che per decenni ha rappresentato una parte essenziale dell’identità urbana. La visita dei presidenti nazionali di CNA e Confartigianato, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, ha dato rilievo istituzionale a un’iniziativa che, nelle intenzioni dei promotori, non vuole esaurirsi in un’esperienza locale, ma proporsi come modello replicabile anche in altri contesti italiani.

Nel complesso di via Guelfa, ai civici 79/r, 83/r e 107-108/r, dallo scorso marzo hanno ripreso vita otto realtà imprenditoriali selezionate attraverso un bando promosso dalla Città Metropolitana di Firenze e aggiudicato alle due principali associazioni dell’artigianato. Non si tratta di semplici spazi espositivi o di operazioni dal valore simbolico. La caratteristica del progetto sta proprio nella scelta di insediare laboratori produttivi reali, in cui lavorazione, racconto del mestiere e vendita convivono, restituendo al centro storico una funzione che negli anni si era progressivamente rarefatta sotto la pressione della rendita immobiliare, della trasformazione commerciale e della monocultura turistica.

Otto laboratori per riportare la produzione nel cuore di Firenze

Le imprese entrate nel nuovo Polo rappresentano una gamma significativa di saperi artigiani, tra tradizione consolidata e ricerca contemporanea. Ne fanno parte Venturi Matteo, attivo nella liuteria e nella fotografia; Petra srl, specializzata nella lavorazione della pietra serena e del travertino; Slowlab Firenze di Tami Eyal, che realizza gioielli in cemento e ceramica; La Bottega della cintura di Francesco Bambi, dedicata a cinture e piccola pelletteria; Aleksandra Laurenzo, impegnata nella produzione di borse in pelle e accessori moda; Fratelli Graziani per la lavorazione dell’argento; Il Pennello di Freja, che crea gioielli e oggetti in pietre dure, fimo e materiali naturali; e Vanessa Haddad, attiva nell’oreficeria.

L’insieme di queste presenze restituisce bene il senso del progetto: non conservare l’artigianato come memoria immobile, ma farne un elemento produttivo pienamente contemporaneo, capace di stare sul mercato, attrarre pubblico, dialogare con la città e mantenere un legame riconoscibile con la cultura materiale fiorentina. In questa prospettiva, il Polo non è soltanto un intervento sul patrimonio immobiliare, ma un’azione di politica economica urbana che prova a contrastare la desertificazione produttiva del centro con strumenti concreti.

Un progetto pubblico che punta a fare scuola

La visita dei presidenti nazionali Dario Costantini per CNA e Marco Granelli per Confartigianato ha contribuito a collocare l’esperienza fiorentina in una cornice più ampia. Entrambi hanno sottolineato il valore del progetto come risposta credibile alla perdita di funzioni autenticamente produttive nei centri storici italiani. Il punto, nelle loro parole, è chiaro: sostenere la permanenza degli artigiani nei nuclei urbani più antichi significa non soltanto difendere attività economiche, ma anche preservare identità, relazioni sociali e qualità dello spazio pubblico.

Accanto ai vertici nazionali delle due associazioni erano presenti anche i presidenti fiorentini Francesco Amerighi e Serena Vavolo, l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Firenze Jacopo Vicini, Nicola Armentano e Alfredo Esposito per la Città Metropolitana, oltre al segretario generale della Camera di Commercio Giuseppe Salvini. Una presenza composita, che mostra come il progetto sia stato costruito attraverso un intreccio tra proprietà pubblica, rappresentanza di categoria e istituzioni locali.

Proprio Armentano e Vicini hanno evidenziato il valore strategico del Polo, letto come strumento per tutelare e valorizzare botteghe e laboratori che incarnano un artigianato capace di tenere insieme tradizione e innovazione. È qui che il progetto prova a collocare la propria ambizione più profonda: fare memoria, certo, ma senza indulgere nella nostalgia; riportare il lavoro artigiano nel centro storico non come ornamento identitario, bensì come componente strutturale dell’economia urbana.

Il caso di via Guelfa offre dunque una chiave interessante per leggere una questione che riguarda molte città italiane. Quando gli spazi centrali smettono di produrre e si limitano a consumare, il rischio è che perdano spessore civile prima ancora che economico. Rimettere al centro il lavoro artigiano significa, allora, intervenire sulla qualità della città vivente, sul suo equilibrio tra residenza, commercio, turismo e produzione. Firenze, con questo progetto, tenta di dimostrare che un’altra strada è possibile.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.