Case popolari a Firenze, il nodo degli alloggi vuoti e la partita sull’ERS
14/01/2026
Quando un appartamento di Edilizia Residenziale Pubblica resta chiuso, la città lo percepisce in modo quasi fisico: una finestra spenta dentro un tessuto dove la domanda abitativa cresce, le graduatorie scorrono lentamente e la distanza fra bisogno e risposta tende a trasformarsi in frustrazione amministrativa prima ancora che sociale. È dentro questo spazio, fatto di numeri e di scelte politiche che pesano su vite concrete, che si collocano le dichiarazioni di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) dopo un confronto in Commissione Controllo con Casa S.p.A., il soggetto gestore dell’ERP.
Alloggi sfitti e tempi di recupero: che cosa dicono i numeri
Nel quadro richiamato da Palagi, gli alloggi ERP vuoti e non assegnati restano stabilmente nell’ordine di diverse centinaia, con un livello che, secondo comunicazioni precedenti, a fine novembre 2025 veniva indicato attorno alle 600 unità complessive, distinguendo fra case da ristrutturare e unità in via di assegnazione.
La fotografia è utile perché suggerisce che il problema non si esaurisce con un singolo stanziamento o con una campagna di recupero, ma si riproduce per inerzia: appartamenti che rientrano ogni anno, tempi tecnici di cantiere, vincoli di bilancio, procedure, gare, controlli, e un settore pubblico che, quando funziona, lo fa spesso con velocità incompatibili con l’urgenza percepita da chi attende una casa.
All’interno di questo scenario, Palagi introduce un dettaglio operativo che sposta l’attenzione dal “quanti” al “quanto”: il costo medio di recupero per unità, la presenza di una quota di alloggi considerati oggi troppo onerosi da riportare a standard abitativi accettabili, e il rischio che le soluzioni tampone diventino, con il tempo, architetture permanenti.
ERP e “fasce grigie”: perché l’ipotesi ERS accende il dibattito
Il punto più sensibile riguarda l’ipotesi, attribuita al ragionamento in corso a Palazzo Vecchio, di destinare una parte degli alloggi oggi difficili da recuperare a Edilizia Residenziale Sociale, cioè a un segmento pensato per nuclei che restano fuori dai requisiti ERP ma non riescono a reggere i canoni del mercato privato, le cosiddette “fasce grigie”. Nella lettura di Palagi, questa scelta avrebbe una motivazione finanziaria: l’accesso a linee di finanziamento che non coprono l’ERP tradizionale o che arrivano con maggiore facilità su progetti classificati come “social housing”.
Qui si apre una tensione tipica delle politiche abitative urbane, perché la distinzione fra ERP e ERS non è una questione terminologica: incide su criteri di accesso, durata dell’assegnazione, canoni, vincoli di gestione, e soprattutto su quale idea di diritto alla casa la città decide di mettere al centro. Da questo punto di vista, Palagi segnala un rischio politico preciso, cioè che una conversione anche temporanea impoverisca il patrimonio ERP proprio mentre la lista d’attesa resta lunga e il numero di alloggi vuoti continua a rappresentare, nell’opinione pubblica, una contraddizione difficile da spiegare.
Trasparenza decisionale e prossimi passaggi: chi deve scegliere, e dove
Nel ragionamento riportato, l’amministrazione difenderebbe l’ipotesi con una traiettoria “a tappe”: realizzare o destinare alloggi come ERS, per poi farli confluire in futuro nell’ERP, un meccanismo che Palagi cita richiamando interventi recenti e unità già realizzate. In controluce c’è un tema che supera il merito tecnico, perché riguarda il luogo della decisione: la richiesta di un dibattito pubblico, non confinato alla Giunta, sul destino di un patrimonio che appartiene alla città e che viene percepito come infrastruttura sociale primaria.
Il passaggio successivo, quindi, non si misura soltanto in delibere e interpretazioni normative, ma nella capacità di rendere leggibile un compromesso: se l’ERS serve a far rientrare risorse e ad aprire cantieri che altrimenti resterebbero fermi, come si garantisce che l’ERP non perda centralità e che la promessa del “poi diventeranno case popolari” non resti sospesa per anni? È su questo crinale che la discussione rischia di diventare decisiva, perché la risposta non sta in una formula, ma nel modo in cui Firenze sceglierà di mettere per iscritto tempi, garanzie e responsabilità, sapendo che la prossima mossa sarà osservata tanto dagli addetti ai lavori quanto da chi aspetta, da troppo tempo, una chiave.