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Caldo urbano, a Firenze fino a 9 gradi di differenza tra aree

02/09/2026

Caldo urbano, a Firenze fino a 9 gradi di differenza tra aree

A Firenze la temperatura superficiale estiva può raggiungere 44,6 °C nelle aree con edifici compatti di media altezza, mentre nelle zone caratterizzate da boschi urbani può scendere fino a 35,9 °C. Una differenza vicina ai nove gradi che fotografa l’effetto della struttura urbana sulla distribuzione del calore. A richiamare l’attenzione sul fenomeno delle isole di calore è ARPAT, che analizza i dati dell’estate 2026 e i risultati del progetto MIRIFICUS, dedicato al monitoraggio satellitare delle temperature e alla valutazione degli interventi di riforestazione nelle città.

Firenze, 27 giorni oltre i 36 gradi e 27 notti tropicali

L’estate 2026 ha sottoposto la Toscana a una prolungata successione di temperature elevate. Secondo i dati del Consorzio LaMMA citati da ARPAT, luglio 2026 è stato il mese più caldo registrato in Toscana dall’inizio della serie storica nel 1955.

Il bimestre giugno-luglio si colloca al secondo posto, dietro al 2003, con una temperatura media regionale di 25,6 °C, rispetto ai 26,2 °C registrati ventitré anni prima. A Firenze, nello stesso periodo, sono stati conteggiati 27 giorni con temperature superiori ai 36 °C e altrettante notti tropicali, durante le quali la minima non è scesa sotto i 20 °C.

È soprattutto la persistenza delle alte temperature nelle ore notturne a incidere sulla vivibilità delle città e sulla possibilità per edifici e persone di recuperare dopo le ore più calde.

Perché alcuni quartieri diventano più caldi di altri

Il fenomeno è conosciuto come Urban Heat Island, isola di calore urbana. Si verifica quando le zone densamente costruite raggiungono temperature superiori rispetto alle aree rurali o meno urbanizzate circostanti.

Asfalto, cemento e altre superfici impermeabili assorbono durante il giorno una parte consistente della radiazione solare e rilasciano lentamente il calore accumulato. Alberi, vegetazione e suoli naturali contribuiscono invece al raffrescamento attraverso ombra ed evapotraspirazione.

La temperatura di un quartiere dipende anche dalla disposizione e dall’altezza degli edifici, dalla larghezza delle strade, dalla ventilazione, dalla disponibilità d’acqua e dal calore prodotto da traffico, impianti e climatizzazione. Per questo all’interno della stessa città possono formarsi veri “arcipelaghi di calore”, con condizioni molto differenti a poche centinaia di metri di distanza.

MIRIFICUS misura il caldo urbano attraverso i satelliti

Su questi aspetti lavora MIRIFICUS – Monitoraggio degli Interventi di RIForestazione per l’Isola di Calore Urbana tramite i Satelliti, progetto coordinato dal CNR-IBE con ISPRA e il coinvolgimento di ANCI e dei Comuni di Roma e Firenze.

Il sistema utilizza informazioni provenienti dai satelliti Sentinel 1 e 2, Landsat 8, Landsat 9 e MODIS per mettere in relazione copertura del suolo, consumo di territorio e temperature superficiali. L’analisi prende in considerazione il periodo 2013-2023 e comprende sia elaborazioni su scala nazionale sia approfondimenti comunali.

Per Roma e Firenze sono state sviluppate anche simulazioni microclimatiche finalizzate a stimare l’impatto di possibili interventi di riforestazione e trasformazione degli spazi urbani.

Mercafir-Piazza Artom, simulato un calo superiore a 4 gradi

Uno dei risultati più significativi riguarda l’area Mercafir-Piazza Artom di Firenze. Le simulazioni hanno valutato uno scenario con nuove alberature, maggiori superfici verdi e materiali meno inclini ad accumulare calore.

In queste condizioni, la temperatura potrebbe diminuire di oltre 4 °C tra le 9 e le 15. Considerando l’intera giornata, la riduzione media simulata si attesta tra 2 e 2,2 °C.

ARPAT evidenzia tuttavia che la strategia non può essere ridotta alla semplice messa a dimora di nuovi alberi. Specie vegetali, disponibilità idrica, condizioni del terreno, ombreggiamento, manutenzione e ventilazione devono essere valutati insieme. Tra gli altri interventi vengono indicati la depavimentazione, il recupero di suoli naturali e l’utilizzo di superfici che accumulano meno calore.

Firenze porta a 53 la rete dei rifugi climatici

Accanto agli interventi strutturali, le città stanno sviluppando strumenti per offrire protezione durante le giornate più calde. Tra questi figurano i rifugi climatici: biblioteche, parchi, centri civici, musei e altri luoghi accessibili nei quali trovare ombra, acqua potabile o ambienti freschi.

A Firenze la rete è stata aggiornata nel luglio 2026 e comprende ora 53 rifugi climatici, tra biblioteche, parchi, giardini ombreggiati e alcune sedi dei quartieri. Il Comune mette a disposizione anche informazioni sulla presenza di acqua, sul livello di ombreggiamento e sulle caratteristiche delle singole strutture.

Esperienze analoghe sono presenti in altre città toscane. Livorno ha individuato oltre cento luoghi tra strutture pubbliche, chiese, musei e parchi, mentre a Prato sono stati individuati sette rifugi climatici all’interno di strutture già esistenti.

L’indicazione che emerge dall’analisi di ARPAT è quella di integrare le misure di protezione immediata con una trasformazione urbana di più lungo periodo: aumentare il verde, recuperare superfici permeabili, migliorare l’ombreggiamento e utilizzare i dati climatici per individuare i quartieri nei quali gli interventi possono produrre gli effetti maggiori.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.