Fine vita, la Commissione Sanità toscana fa il punto dopo la sentenza della Consulta
05/02/2026
La Commissione Sanità del Consiglio regionale della Toscana è tornata a confrontarsi sul tema del fine vita, aprendo un approfondimento mirato sugli effetti della sentenza n. 204 del 29 dicembre 2025 della Corte Costituzionale. La decisione della Consulta, intervenuta sulla legge regionale n. 16 del 2025 in materia di suicidio medicalmente assistito a seguito dell’impugnazione governativa, ha riacceso il dibattito istituzionale e reso necessario un chiarimento puntuale sull’impianto normativo oggi vigente.
A guidare i lavori è stato il presidente della Commissione, Matteo Biffoni, che ha sottolineato come l’obiettivo dell’audizione sia quello di ricostruire un quadro chiaro e condiviso. La legge, approvata nella scorsa legislatura, ha rappresentato uno dei passaggi più delicati del confronto politico regionale e la pronuncia della Corte ha inciso direttamente su alcuni suoi aspetti, rendendo indispensabile una lettura tecnica e aggiornata.
La sentenza della Corte e i confini della competenza regionale
Nel corso della seduta sono state ascoltate Barbara Mancino, dell’Avvocatura regionale della Regione Toscana, Silvia Fantappiè, dirigente responsabile del settore Affari generali e supporto giuridico alla direzione, e Francesca Casalotti, dirigente del settore Assistenza giuridica e legislativa del Consiglio regionale. Le tre relatrici hanno illustrato i punti cardine della decisione della Corte Costituzionale, chiarendo cosa resta pienamente valido e cosa invece è stato dichiarato non conforme al riparto delle competenze legislative.
Mancino ha evidenziato come la Consulta abbia riconosciuto la legittimità complessiva dell’intervento del legislatore regionale, confermando la possibilità per la Regione di disciplinare i profili organizzativi e procedurali del fine vita. Sono state ritenute conformi alla Costituzione la procedura nel suo impianto generale, l’istituzione delle commissioni interdisciplinari e dei comitati etici, così come la previsione della gratuità delle prestazioni e l’assunzione a carico del bilancio regionale dei relativi costi.
Diverso il giudizio su alcuni elementi specifici. La Corte ha dichiarato incostituzionali i termini temporali fissati dalla legge in modo inderogabile, ritenendo necessaria un’uniformità nazionale su questo aspetto. È stata inoltre esclusa la possibilità che l’istanza di suicidio medicalmente assistito possa essere presentata da un delegato del paziente e sono stati censurati i riferimenti a prestazioni extra LEA. Secondo l’Avvocatura regionale, tuttavia, la legge “rimane in piedi” e conserva una propria autonomia funzionale.
Dati, procedure e prospettive applicative
Sul piano operativo, Silvia Fantappiè ha ricordato come, già dopo la promulgazione della legge, la direzione sanitaria regionale avesse coordinato un gruppo di lavoro per uniformare le procedure nelle aziende sanitarie, a partire dalle prassi sviluppate dal 2019, anno della prima sentenza della Consulta sul tema. Alla luce della pronuncia del dicembre 2025, tali procedure sono state aggiornate: i termini sono diventati indicativi e non più perentori, è stata eliminata la possibilità di presentare la domanda tramite delega e si è rafforzata la facoltà di sospendere l’iter per approfondimenti clinici.
Fantappiè ha inoltre fornito un quadro numerico delle istanze presentate dal 2019: 13 prima della legge regionale e 17 dopo la sua entrata in vigore. Sei provenivano da fuori regione e non sono state accolte, quattro sono state ritirate, tre persone sono decedute prima della conclusione della valutazione, sette istanze non hanno ottenuto l’autorizzazione. Restano sei casi, di cui tre sospesi su richiesta del paziente e tre giunti a conclusione.
Il confronto politico e il ruolo della Commissione
Nel dibattito è intervenuto anche il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi, che ha giudicato positivo il ricorso del Governo, poiché ha consentito alla Corte di intervenire in modo mirato a tutela di cittadini e medici. Tomasi ha inoltre sottolineato l’importanza di aver formalizzato il parere dell’Avvocatura regionale, fino ad allora rimasto su un piano informale.
In chiusura, Biffoni ha ribadito che la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito resta in vigore e continuerà a rappresentare un riferimento per il sistema sanitario toscano. La Commissione intende ora avviare un percorso che porti a una proposta di risoluzione, prevista dal regolamento interno, per rafforzare l’impianto normativo alla luce delle indicazioni della Corte Costituzionale. Un passaggio che segna l’inizio di una nuova fase di lavoro, in cui il tema del fine vita torna al centro dell’agenda istituzionale regionale con l’obiettivo di garantire chiarezza giuridica e tutela dei diritti.
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