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Davide Enia porta in scena Cosa Nostra: memoria, teatro e coscienza collettiva

09/03/2026

Davide Enia porta in scena Cosa Nostra: memoria, teatro e coscienza collettiva

l teatro possiede una qualità rara: quella di trasformare la memoria in presenza viva. Quando un autore decide di affrontare un tema come la mafia, il rischio è quello di restare intrappolati tra cronaca e retorica, tra indignazione e racconto storico. Davide Enia sceglie un’altra strada. Il 12 e 13 marzo, sul palco del Nuovo Rifredi Scena Aperta, presenta uno spettacolo che non cerca spiegazioni definitive né soluzioni narrative rassicuranti. Piuttosto, mette in scena un confronto personale con la storia e con la propria identità.

La materia da cui prende forma questo lavoro è la Sicilia degli anni Ottanta e Novanta, quella attraversata da omicidi eccellenti, da una violenza che sembrava diffondersi come una presenza costante nel tessuto quotidiano delle città. Le stragi del 1992 – che hanno segnato un passaggio irreversibile nella storia italiana – costituiscono uno dei punti di partenza della narrazione, ma non rappresentano il centro esclusivo del racconto. Enia si muove tra ricordi, testimonianze e riflessioni intime, cercando di capire come la mafia abbia influenzato lo sguardo di un’intera generazione cresciuta a Palermo.

Il teatro come luogo di memoria e responsabilità

Il lavoro di Enia si inserisce nella tradizione teatrale palermitana che mescola narrazione orale, gesto e ritmo. Al centro della sua pratica artistica c’è il cunto, forma narrativa antica che unisce parola e musicalità, e che permette al racconto di assumere un’intensità quasi rituale. Sul palco, la voce e il corpo dell’attore diventano strumenti per evocare una memoria collettiva fatta di immagini difficili da dimenticare.

Emergono così episodi che appartengono alla cronaca ma che, nel racconto teatrale, acquistano una dimensione più ampia: i cadaveri trovati per strada, le sirene nella notte, le bombe che hanno trasformato interi quartieri in scenari di devastazione. Non sono soltanto eventi storici. Sono frammenti di esperienza vissuta da una comunità intera, segni che hanno inciso profondamente nella percezione del mondo di chi è cresciuto in quegli anni.

Enia affronta questi ricordi senza trasformarli in simboli astratti. Li riporta alla dimensione concreta dell’esistenza quotidiana, dove il male non appare come una categoria lontana ma come una presenza che attraversa la vita delle persone. La mafia viene descritta come qualcosa che si manifesta dentro le relazioni, nelle abitudini, nella paura diffusa che spesso ha portato a minimizzare o banalizzare il fenomeno.

Comprendere la mafia dentro di sé

Il cuore dello spettacolo non è una ricostruzione storica né un’analisi sociologica. Enia esplicita con chiarezza il punto da cui parte il suo percorso: non vuole comprendere la mafia in senso assoluto, impresa che rischierebbe di restare teorica e distante. Il suo intento è più radicale e scomodo: cercare di capire la mafia dentro di sé.

Questo passaggio introduce una prospettiva insolita nel racconto pubblico della criminalità organizzata. L’autore suggerisce che la mafia non può essere considerata esclusivamente un’entità esterna, separata dalla società. Nel tempo è stata minimizzata, ridotta a stereotipo, talvolta perfino mitizzata. Ma raramente si è guardato alla sua dimensione culturale, al modo in cui ha influenzato lo sguardo e le abitudini di chi vive nello stesso contesto.

Attraverso il dialetto, il ritmo delle parole e la fisicità della scena, Enia costruisce una sorta di confessione pubblica. Il teatro diventa uno spazio in cui interrogarsi sul rapporto tra individuo e comunità, tra responsabilità personale e memoria condivisa. L’immagine del male, che l’autore definisce come “il sacro nella sua declinazione di tenebra”, attraversa il racconto con una forza quasi archetipica.

Questa tensione tra tragedia e introspezione rende lo spettacolo qualcosa di più di una testimonianza. È un gesto artistico che prova a trasformare la memoria in consapevolezza, senza scorciatoie narrative e senza semplificazioni. Il risultato è un autoritratto che coincide, inevitabilmente, con il ritratto di una città e di un paese intero.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.