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Povertà in Toscana, Arciprete (AVS Ecolò): “Raddoppiata in 15 anni, serve cambiare modello di sviluppo”

10/03/2026

Povertà in Toscana, Arciprete (AVS Ecolò): “Raddoppiata in 15 anni, serve cambiare modello di sviluppo”

Negli ultimi quindici anni il numero delle famiglie in povertà assoluta in Toscana è più che raddoppiato. A sottolinearlo è Caterina Arciprete, capogruppo di AVS Ecolò, commentando i dati contenuti nel nono rapporto dell’Osservatorio Sociale della Regione Toscana, presentato il 4 marzo scorso.

Secondo il rapporto, la percentuale di famiglie in povertà assoluta è passata dal 2,4% della popolazione al 4,9%, arrivando al 6,6% tra le famiglie con minori. Un dato che, secondo Arciprete, rappresenta l’aspetto più preoccupante della fotografia sociale della regione.

“Quando la fragilità economica riguarda un bambino – ricorda la capogruppo – non incide soltanto sul presente della famiglia, ma limita la possibilità di sviluppare pienamente le proprie capacità e il proprio futuro”.

Povertà in crescita anche con il lavoro

Nonostante la Toscana continui a registrare livelli di povertà inferiori rispetto alla media nazionale, che si attesta intorno al 6%, il trend in crescita resta un elemento di forte preoccupazione.

Il rapporto evidenzia infatti una trasformazione significativa: la diffusione della povertà anche tra chi lavora. L’occupazione non rappresenta più una garanzia di sicurezza economica, una dinamica che riguarda non solo l’Italia ma gran parte dell’Europa, soprattutto a partire dalla crisi economica del 2008.

Tra i settori con la maggiore incidenza di lavoro povero figurano ristorazione e turismo, ambiti in cui il fenomeno supera il 50%. In pratica, quasi un lavoratore su due in questi comparti risulta esposto al rischio di povertà.

Secondo Arciprete, si tratta di un dato che dovrebbe entrare nel dibattito sul futuro economico delle città toscane, a partire da Firenze, il cui modello di sviluppo è fortemente legato proprio al turismo.

Casa e affitti tra le principali cause di fragilità economica

Il rapporto evidenzia anche un altro fattore centrale nelle nuove forme di vulnerabilità sociale: la questione abitativa.

Tra i lavoratori poveri, il 60% vive in affitto o in subaffitto, mentre un ulteriore 16% risiede in alloggi pubblici a canone agevolato. Inoltre, quasi il 60% degli intervistati dichiara che il costo dell’affitto rappresenta un peso molto rilevante sul bilancio familiare.

Nel 50% dei casi, secondo il rapporto, i pagamenti dell’affitto non avvengono con regolarità.

Per la capogruppo di AVS Ecolò, questi dati confermano che il disagio abitativo non è più un fenomeno marginale, ma una componente strutturale delle nuove forme di povertà.

Investire su casa, servizi e sviluppo economico

Alla luce di questi elementi, Arciprete sostiene che le politiche pubbliche debbano intervenire non solo per ridurre le disuguaglianze già esistenti, ma anche per affrontarne le cause.

Secondo la capogruppo, è necessario rafforzare le infrastrutture sociali, investendo in particolare su:

  • politiche abitative

  • mobilità

  • servizi sociali territoriali

Parallelamente, sarebbe necessario orientare lo sviluppo economico verso attività a più alto valore aggiunto, rafforzando il ruolo di Firenze come città della produzione culturale, della ricerca e dell’alta formazione.

“Rilanciare il ruolo della città – conclude Arciprete – significa valorizzare la collaborazione con il sistema universitario e con le eccellenze della conoscenza, costruendo un modello di sviluppo capace di generare opportunità e ridurre le disuguaglianze”.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to