Pitti Uomo 109, Funaro all’inaugurazione: Firenze come snodo tra manifattura, ricerca e mercato globale
14/01/2026
Mentre la Fortezza da Basso torna a funzionare come una piccola città temporanea fatta di corridoi, appuntamenti serrati e conversazioni in più lingue, l’inaugurazione di Pitti Immagine Uomo 109 mette sul tavolo un messaggio politico che prova a tenere insieme due piani spesso separati: la fiera come evento internazionale e la filiera come sistema fragile, esposto a costi, tempi e incertezze. Nel suo intervento, la sindaca Sara Funaro ha descritto Pitti come una “vetrina” autorevole per la moda maschile e, allo stesso tempo, come un volano di sviluppo su cui investire, insistendo sul valore della presenza di marchi esteri accanto alle grandi realtà italiane e sul ruolo di Firenze come luogo di dialogo fra imprese, formazione e ricerca.
Le parole della sindaca: attrattività, ascolto delle imprese, semplificazione
Nel passaggio più denso del discorso, Funaro lega la forza di Pitti a una catena di scelte amministrative che, se restano dichiarazioni, valgono poco, ma se diventano pratica possono incidere davvero: sinergia istituzionale, capacità di ascolto e confronto con le aziende, semplificazione, sostegno a formazione, innovazione e internazionalizzazione, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare Firenze come piattaforma di incontro fra mondo del lavoro e scuole. Il riferimento al “momento complesso” attraversato dal settore non è una formula di rito, perché viene usato per argomentare l’utilità aggiuntiva dell’evento: una fiera forte, in questa lettura, serve anche quando i margini si assottigliano e la domanda si sposta verso scelte più prudenti.
Pitti Uomo 109: date, sede e scala internazionale dell’edizione
L’edizione n.109 è in programma dal 13 al 16 gennaio 2026 alla Fortezza da Basso e si colloca, per numeri e provenienze, tra i principali appuntamenti europei dedicati al menswear, con una platea che comprende marchi consolidati e progettualità emergenti; varie ricostruzioni stampa indicano una partecipazione di oltre 750 brand e un’impostazione tematica che ruota attorno al concetto di “motion”, usato per raccontare un guardaroba che incrocia lavoro, viaggio, performance e quotidiano.
Una fiera che pesa sulla città: turismo “di qualità” e filiera da proteggere
Quando Funaro collega Pitti a un turismo sostenibile e “di qualità”, il punto concreto non riguarda lo slogan, ma la compatibilità fra grandi eventi e città abitata, cioè servizi, accessibilità, regole, logistica, e una capacità di accoglienza che non può reggersi soltanto sulla straordinarietà di quattro giorni. Sullo sfondo resta la questione più delicata: Pitti funziona come vetrina perché dietro esiste una manifattura che regge tempi e standard, e proprio quella manifattura chiede oggi strumenti di supporto, competenze nuove, passaggi internazionali più fluidi, insieme a una burocrazia meno dispersiva.
Ed è qui che la frase “mettersi in ascolto” smette di essere neutra, perché invita a una prova verificabile: quali misure, quali tavoli, quali semplificazioni reali verranno attivate mentre la fiera è ancora in corso e mentre i buyer, tra uno stand e l’altro, decidono che cosa portare a casa per l’autunno-inverno?
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to