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PFAS nell’acqua potabile: l’UE impone controlli uniformi e limiti vincolanti

15/01/2026

PFAS nell’acqua potabile: l’UE impone controlli uniformi e limiti vincolanti

C’è un tipo di inquinamento che non si annuncia con l’odore, non colora l’acqua, non altera il sapore, eppure resta lì, stabile, difficile da rimuovere, capace di attraversare falde e reti per anni. Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), spesso definite “sostanze persistenti”, rientrano in questa categoria e da 12 gennaio 2026 entrano in una fase nuova di regolazione: nell’Unione europea diventano obbligatori il monitoraggio armonizzato e il rispetto di valori limite nell’acqua destinata al consumo umano.

Il passaggio non nasce dal nulla. È l’esito della rifusione della Direttiva sull’acqua potabile adottata nel 2020, che ha chiesto agli Stati membri di aggiornare le proprie norme nazionali entro gennaio 2023, includendo nuovi parametri proprio sui PFAS.
La differenza, adesso, sta nell’operatività: le soglie diventano un terreno comune “da Berlino a Roma”, verificabile e comparabile, con metodi di controllo definiti in modo da ridurre al minimo discrezionalità e interpretazioni opportunistiche.

Cosa cambia con il monitoraggio armonizzato: due parametri e soglie precise

La direttiva aggiornata introduce due modalità di controllo, alternative ma equivalenti sul piano dell’obbligo: “PFAS Total” e “Sum of PFAS”. Il primo guarda al totale delle PFAS misurate secondo criteri stabiliti, il secondo somma un elenco di 20 sostanze selezionate come indicatori di rischio. A ciascun parametro corrisponde un tetto: 0,5 µg/L per “PFAS Total” e 0,1 µg/L per “Sum of PFAS”. Questi valori sono diventati vincolanti per gli Stati membri dal 12 gennaio 2026.

Per rendere confrontabili i risultati, la Commissione europea ha sostenuto l’impianto tecnico con linee guida dedicate ai metodi di analisi e monitoraggio, pubblicate in anticipo rispetto all’entrata in vigore dei limiti: una scelta che mira a evitare un paradosso frequente nelle politiche ambientali, quello di norme severe sulla carta e controlli disomogenei nella pratica.

Superamenti dei limiti: obbligo di intervento e informazione ai cittadini

Il punto più sensibile non è soltanto misurare, ma cosa accade quando i valori superano le soglie. La Commissione ricorda che, in caso di sforamento, gli Stati membri devono ridurre i livelli di PFAS, tutelare la salute pubblica e informare i cittadini.
Le azioni possibili vanno dalla chiusura di pozzi contaminati all’introduzione di trattamenti aggiuntivi in impianto (ad esempio passaggi specifici di filtrazione o adsorbimento), fino alla limitazione dell’uso delle forniture interessate finché il superamento persiste.

Dietro questa impostazione c’è una scelta politica netta: trattare le PFAS come un problema di prevenzione e gestione del rischio, non come un incidente sporadico. Per i gestori del servizio idrico significa investire in capacità analitica, protocolli di campionamento, trasparenza dei dati; per i cittadini significa poter contare su informazioni più leggibili, con numeri confrontabili nel tempo e tra territori, e su interventi che non dipendano dalla buona volontà del singolo ente.

L’impianto, infine, si collega a un obiettivo dichiarato dall’UE: garantire accesso ad acqua potabile sicura e intervenire con urgenza sugli inquinanti che minacciano le fonti. In altre parole, la partita non si gioca solo “a valle”, sul rubinetto, ma anche “a monte”, sulle pressioni ambientali che rendono necessario un controllo così serrato.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.