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ORT al Teatro Verdi: Kocsár dirige Stadler tra prima assoluta e classicismo

22/01/2026

ORT al Teatro Verdi: Kocsár dirige Stadler tra prima assoluta e classicismo

Mercoledì 28 gennaio 2026, alle 21.00, il Teatro Verdi di Firenze ospita un appuntamento che intreccia tre idee diverse di “forma”: la creazione contemporanea pensata per un grande organico, il Settecento filtrato dalla sensibilità tardo-romantica e, infine, Mozart, dove l’invenzione sembra nascere con una facilità solo apparente. Sul podio sale Balázs Kocsár, direttore ungherese di solida esperienza teatrale e sinfonica, chiamato a dare coesione a un programma che vive di contrasti, ma anche di sottili rimandi.

Una commissione ORT: Paolo Catenaccio e l’arte della misura

Il concerto si apre con una novità assoluta: Grande dance per violoncello e orchestra, commissione dell’ORT affidata a Paolo Catenaccio (classe 1998). La scrittura del compositore, già apprezzata per il tratto nitido e per un gusto che evita l’enfasi superflua, sembra muoversi con naturalezza dentro strutture riconoscibili, senza rinunciare a una voce personale: fraseggio curato, attenzione al colore, dialoghi serrati tra solista e sezioni orchestrali. Il titolo promette energia e movimento, ma l’interesse sta soprattutto nel modo in cui questa “danza” potrà articolarsi in un contesto sinfonico, facendo emergere il violoncello come narratore, ora cantabile ora incisivo, dentro un’orchestra che non fa da semplice sfondo ma partecipa, risponde, talvolta provoca.

A interpretare la prima sarà Alexey Stadler, musicista russo dalla sensibilità spiccata e dal profilo internazionale, formatosi con Mstislav Rostropovič e già ascoltato accanto a bacchette come Gergiev, Eschenbach e Currentzis. In un brano inedito, il solista non “ripete” una tradizione: la inaugura, costruendo in tempo reale un riferimento per le future esecuzioni.

Čajkovskij e il Rococò ritrovato: virtuosismo con disciplina

Dopo la prima assoluta arriva una pagina che, pur celebre, nasconde una storia editoriale tutt’altro che lineare: le Variazioni su un tema rococò op. 33 (1876) di Pëtr Il’ič Čajkovskij. L’opera, dedicata al violoncellista Wilhelm Fitzenhagen, venne modificata dallo stesso dedicatario; per anni il pubblico ha ascoltato una versione segnata da tagli e spostamenti che alteravano l’architettura originaria. La riscoperta successiva della stesura autentica restituisce una logica più aderente all’intenzione “classica” del compositore: proporzioni più chiare, un percorso che mette in primo piano l’eleganza della variazione, il controllo delle transizioni, la brillantezza che nasce dall’ordine, non dall’effetto.

Per Stadler è un terreno ideale: qui il virtuosismo non si misura soltanto con la velocità o con l’acrobazia, ma con la qualità della linea, con la pulizia degli attacchi, con la capacità di rendere “leggero” un lavoro che, sotto la grazia rococò, porta la firma emotiva di Čajkovskij.

Mozart “Linz”: un finale luminoso, scritto di corsa

La chiusura è affidata alla Sinfonia “Linz” di Wolfgang Amadeus Mozart, composta in pochi giorni nel 1783: un dato che colpisce, ma che non spiega da solo la freschezza dell’invenzione. C’è un’energia teatrale nel gesto iniziale, una brillantezza che non diventa mai rumorosa, un equilibrio tra slancio e misura che rende questa sinfonia una delle più felici del catalogo mozartiano. Dopo il violoncello protagonista e la raffinatezza delle variazioni, Mozart arriva come una stanza piena di luce: linee trasparenti, ritmo vivo, un piacere dell’ascolto che non chiede sforzo, ma attenzione.

Appuntamento

  • Mercoledì 28 gennaio 2026, ore 21.00

  • Firenze, Teatro Verdi

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.