Caricamento...

Firenze365 Logo Firenze365

Moda e manifattura: la sfida della certificazione unica per restituire valore al Made in Italy

Redazione Avatar

di Redazione

30/10/2025

TITOLO

Il sistema moda italiano si trova oggi davanti a una contraddizione difficile da accettare: mentre il fast fashion impone la propria identità globale con prodotti standardizzati e logiche di consumo accelerato, le imprese artigiane e manifatturiere faticano a vedere riconosciuto il loro valore, nonostante siano depositarie di saperi e competenze che rappresentano la vera essenza del Made in Italy. È un paradosso che mina la struttura stessa della nostra economia produttiva, e che impone un cambio di rotta concreto, fondato su regole trasparenti, responsabilità condivise e tutela del lavoro qualificato.

La certificazione unica: uno strumento da costruire con equilibrio

L’introduzione della Certificazione unica di conformità delle filiere della moda, accolta con favore da CNA Federmoda e Confartigianato Moda, rappresenta un passo importante verso la costruzione di un sistema basato su legalità, tracciabilità e rispetto delle regole. Frutto di un lungo confronto con le istituzioni, la misura nasce con l’obiettivo di garantire trasparenza lungo l’intera catena produttiva, ma la sua efficacia dipenderà dal modo in cui verrà attuata.

Le due associazioni chiedono che la certificazione mantenga il carattere volontario, per non gravare sulle piccole imprese, e che non si limiti a verificare la conformità formale del prodotto finito, ma coinvolga ogni anello della filiera. Le micro e piccole imprese non sono elementi marginali, bensì l’ossatura stessa della manifattura italiana: officine dove si produce valore reale, qualità e occupazione, spesso però in condizioni contrattuali svantaggiose e con margini ridotti.

Per questo motivo, CNA e Confartigianato sottolineano l’urgenza di una standardizzazione degli audit per evitare duplicazioni, l’integrazione delle certificazioni già esistenti e l’affidamento del sistema solo a organismi accreditati e indipendenti, capaci di garantire uniformità di giudizio e credibilità internazionale.

Legalità, equità e giustizia contrattuale: le basi del futuro del settore

La certificazione, per quanto importante, non può sostituirsi a un quadro di giustizia contrattuale. Oggi, molte relazioni tra committenti e subfornitori si reggono su codici etici non vincolanti e su capitolati privi di tutele. CNA Federmoda e Confartigianato chiedono il pieno rispetto della Legge 192/1998 sulla subfornitura, che impone contratti chiari, compensi equi e tempi di pagamento certi, affinché la responsabilità ricada anche sui grandi committenti, non solo sugli artigiani.

Le proposte avanzate puntano a introdurre corresponsabilità delle società capofila, obblighi di trasparenza, criteri proporzionati per le PMI e un sistema premiale per chi assicura equa remunerazione ai propri fornitori. Centrale anche la richiesta di un tavolo tecnico permanente, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria, per garantire un modello di certificazione realmente utile e in costante aggiornamento.

Solo se costruita su basi di legalità effettiva, equità contrattuale e valorizzazione delle competenze artigiane, la certificazione potrà trasformarsi in un vero motore di rigenerazione per la filiera della moda italiana, restituendo dignità economica e culturale a chi, ogni giorno, rende concreto il valore del Made in Italy.

Redazione Avatar

Redazione