Milleproroghe, stop al tax credit sulla carta: l’editoria perde una leva di ossigeno e si apre lo scontro su priorità e spesa pubblica
27/02/2026
Dal decreto Milleproroghe esce di scena la proroga del credito d’imposta per l’acquisto della carta destinato alle imprese editrici di quotidiani e periodici. La norma, che un emendamento bipartisan puntava a estendere anche al 2026, 2027 e 2028, è stata “assorbita” in una riformulazione che cambia bersaglio: resta la proroga dei rimborsi a Poste Italiane per la distribuzione dei prodotti editoriali, ma viene meno l’intervento diretto sul costo della materia prima.
La giustificazione ufficiale è secca: mancano le coperture. Sullo sfondo, però, si riaccende una discussione più ampia e meno tecnica: quali sostegni servono davvero al settore e con quale idea di informazione si costruisce la politica pubblica per l’editoria.
Un emendamento “assorbito” e una misura che sfuma: cosa cambia per le imprese
La scelta delle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera di riformulare l’emendamento ha un effetto immediato: l’aiuto legato alla carta non viene rinnovato per il triennio richiesto, mentre si privilegia la filiera della distribuzione postale.
Per molte redazioni e aziende editoriali, la carta non è un capitolo marginale: incide sulla sostenibilità industriale dei giornali stampati e, di riflesso, sulle strategie di produzione e distribuzione. La misura che sfuma prevedeva – secondo quanto ricostruito dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria – un credito d’imposta nella misura del 30% in specifiche annualità e dentro limiti di spesa definiti.
Il tema, dunque, non è soltanto “se” finanziare il settore, ma “dove” collocare la priorità: alleviare un costo industriale che ha corso veloce negli ultimi anni, oppure sostenere soprattutto l’ultimo miglio, cioè la consegna e l’abbonamento.
Reazioni: Fnsi, Fieg, Governo. E il nodo dei prepensionamenti
La segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, chiede che l’informazione venga finanziata di più, ma mette un paletto che parla a molte redazioni: i fondi pubblici, sostiene, non dovrebbero finire quasi esclusivamente per “svuotare” le redazioni attraverso i prepensionamenti. La proposta, nella lettura sindacale, è orientare gli interventi anche verso ricavi e strumenti che sostengano la produzione di informazione, evitando che gli aiuti diventino una gestione ordinaria delle uscite di personale.
Dal lato degli editori, la Fieg registra con “rammarico” la mancata proroga e punta il dito contro la maggioranza, parlando di assenza di volontà politica di sostenere un comparto considerato essenziale per la corretta informazione e, quindi, per la democrazia.
La risposta del sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini è dura sul metodo e sostanziale sui numeri: definisce “irricevibili” le critiche e ricorda che nell’ultimo anno sarebbero state varate misure straordinarie per oltre 120 milioni di euro, tra contributi alle imprese editrici, distribuzione, edicole, innovazione e assunzione di giovani professionisti; sul tax credit carta, aggiunge, servivano circa 40 milioni aggiuntivi che non hanno trovato copertura.
A livello territoriale, la Toscana entra nel dibattito con la posizione dell’assessora Cristina Manetti: lo stop al credito d’imposta, afferma, “preoccupa” e rende necessario un intervento che dia stabilità al comparto, ribadendo l’importanza di confermare il tax credit al 30%. La Regione, intanto, rivendica misure proprie: 1,5 milioni nel bando 2024–2025 per informazione locale e contributi fino a 600 euro per edicole e distributori nelle aree marginali.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to