“Impronte Digitali”, la biblioteca digitale di Unifi: rare edizioni, archivi e riviste ora consultabili online
14/01/2026
C’è un modo concreto, quasi artigianale, di proteggere un patrimonio fragile senza rinchiuderlo dietro una teca: trasformarlo in un oggetto consultabile, interrogabile, condivisibile, mantenendo intatta la dignità dell’originale. Con “Impronte Digitali” l’Università di Firenze mette in rete una parte consistente del materiale storico e raro custodito nelle biblioteche di Ateneo, aprendo la consultazione anche a chi non appartiene alla comunità universitaria. I numeri chiariscono subito la scala del progetto: oltre 200.000 immagini per circa 4.000 oggetti digitali, organizzati in 15 collezioni documentarie, 3 fondi archivistici e 10 riviste.
Una piattaforma pensata per didattica e ricerca, con strumenti di consultazione avanzati
La nuova digital library nasce per rispondere a esigenze molto pratiche: ridurre la manipolazione di materiali delicati, garantire tutela e tracciabilità, permettere allo stesso tempo una fruizione ampia, utile alla didattica e alla ricerca storico-bibliografica. L’utente può lavorare su testi a stampa, tavole illustrate, disegni e fotografie, con funzioni di ricerca e visualizzazione che consentono un’interazione dettagliata, pagina per pagina, dettaglio per dettaglio. È il passaggio che molte biblioteche stanno affrontando: non una semplice “vetrina”, ma un ambiente digitale in cui i contenuti diventano interrogabili, confrontabili, citabili con maggiore precisione.
Il convegno del 13 gennaio: tutela, valorizzazione e dimensione nazionale della digitalizzazione
Per presentare lo strumento, Unifi organizza martedì 13 gennaio il convegno “Impronte Digitali, la nuova digital library delle biblioteche di Ateneo tra valorizzazione e tutela”, dalle ore 10 in Aula magna (via Laura 48), con possibilità di seguire anche a distanza tramite i canali ufficiali dell’Ateneo.
Dopo i saluti della prorettrice alla didattica Ersilia Menesini e del presidente del Sistema Bibliotecario di Ateneo Paolo Nanni, con l’introduzione della direttrice tecnica dello Sba Claudia Burattelli, la docente Rossana Morriello (Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo) propone una riflessione sul valore della digitalizzazione del patrimonio culturale e sulle sue criticità, tema tutt’altro che neutro quando si parla di diritti, contesti, qualità delle riproduzioni e responsabilità scientifica. I bibliotecari Simona De Lucchi e Andrea Urbini ripercorrono invece l’evoluzione: dai primi progetti fino alla costruzione dell’attuale piattaforma. La prospettiva si allarga con Federica D’Uonno (Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library, Ministero della Cultura), che inquadra la dimensione nazionale dei percorsi di digitalizzazione; Claudio Cortese, per il partner tecnologico 4Science, entra nel merito delle soluzioni software necessarie per costruire ecosistemi digitali dedicati ai beni culturali.
Incunaboli, statuti, Viviani e “Lacerba”: cosa contiene la prima selezione digitalizzata
Dentro “Impronte Digitali” convivono oggetti diversissimi, accomunati dalla rarità o dal valore documentario. I più antichi sono 22 incunaboli, libri a stampa della fine del XV secolo, tra cui edizioni di testi latini conservate in pochissimi esemplari, talvolta uniche. Spiccano anche 18 manoscritti di Statuti di Comuni o Corporazioni, databili tra XVI e XIX secolo, provenienti dalla Biblioteca del Collegio degli Avvocati di Firenze e oggi custoditi presso la Biblioteca di Scienze Sociali.
La piattaforma ospita inoltre oltre cento volumi appartenuti a Vincenzo Viviani, ultimo discepolo di Galileo, individuati presso la Biblioteca Biomedica, e il fondo del medico e intellettuale Antonio Cocchi (1695–1758). Una sezione consistente riguarda la letteratura di viaggio a scopo scientifico, con più di venti volumi legati a spedizioni in terre lontane, tra cui la cronaca del terzo viaggio di James Cook nell’Oceano Pacifico. Sul versante iconografico trovano spazio gli archivi fotografici della Scuola di Agraria e raccolte di immagini legate all’attività degli architetti Piero Sanpaolesi e Francesco Rodolico. Tra le riviste, compaiono testate di peso per la storia culturale italiana, come “Hermes” (di ispirazione dannunziana) e “Lacerba”, snodo dell’avanguardia.
A completare il lancio del progetto c’è una mostra diffusa: dal 13 gennaio al 10 febbraio, in otto sedi bibliotecarie dell’Ateneo verranno esposti alcuni originali dei testi digitalizzati, offrendo un confronto diretto tra la fisicità dei volumi e la loro “impronta” digitale.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to