Fondi europei e territori, in Consiglio regionale il confronto sul ruolo delle Province
03/02/2026
La capacità della Toscana di intercettare e utilizzare in modo efficace le risorse europee entra in una fase decisiva. Se ne è discusso nella seduta di lunedì 2 febbraio della Commissione Politiche europee e relazioni internazionali del Consiglio regionale della Toscana, presieduta da Irene Galletti, che ha audito il direttore generale dell’UPI Toscana Ruben Cheli. Al centro dell’incontro, la fine dell’attuale ciclo di programmazione europea e le prospettive legate al nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034.
La sfida della nuova programmazione europea
Secondo la presidente Galletti, i prossimi anni saranno determinanti per definire politiche strategiche in grado di rafforzare competitività, innovazione, sviluppo sostenibile e coesione territoriale. Un passaggio che si annuncia complesso, anche alla luce di una gestione più centralizzata delle risorse europee e di una nuova architettura finanziaria che rischia di accentuare le disuguaglianze tra territori. In questo contesto, diventa cruciale consolidare le reti già esistenti e costruirne di nuove, soprattutto per accompagnare gli enti locali più piccoli nella progettazione.
I dati presentati da UPI Toscana restituiscono un quadro articolato: se il numero dei progetti è più che raddoppiato in quasi tutte le province, le risorse complessive si sono ridotte. Emerge un divario marcato tra la capacità di attrazione dei grandi comuni e delle città metropolitane e quella dei territori minori. Da qui l’esigenza, sottolineata da Galletti, di garantire una diffusione più equilibrata degli interventi e di adottare un approccio più efficace e condiviso alla progettazione europea.
Province, competenze e messa in rete
Nel suo intervento, Ruben Cheli ha ripercorso il ruolo delle province nel passato e nel presente, guardando soprattutto alle prospettive future. Alcuni enti si sono già dotati di Uffici dedicati all’Europa, come Lucca e Livorno, mentre altri, tra cui Grosseto e Pisa, stanno avviando percorsi analoghi. Massa Carrara dispone di unità professionali interne e Siena si sta muovendo nella stessa direzione, mentre in altri territori questa struttura è ancora assente.
Cheli ha evidenziato come la prossima programmazione europea potrebbe introdurre i Piani di partenariato nazionali e regionali, sul modello del PNRR, con una gestione più accentrata delle risorse. Un cambiamento che suscita preoccupazione, in particolare per il mondo agricolo e per le Regioni, chiamate a misurarsi con un sistema basato sul raggiungimento di obiettivi. Senza una strategia territoriale condivisa e senza l’aggregazione dei bisogni, ha avvertito il direttore di UPI Toscana, si rischia di perdere opportunità rilevanti.
Dati, riforme e visione strategica
I numeri illustrati in Commissione fotografano una forte disomogeneità: i comuni fino a mille abitanti hanno presentato circa 11 mila progetti per un valore complessivo di 813 milioni di euro, mentre quelli con oltre 250 mila abitanti hanno presentato 912 progetti per un totale di 7,5 miliardi. Una sproporzione che alimenta il dibattito sul futuro delle province e sulla necessità di uscire dal “limbo” istituzionale creato dalla legge Delrio.
Sul tema si sono espressi diversi consiglieri. Francesco Casini ha richiamato il ruolo della Regione nel sostenere i comuni nella ricerca dei fondi europei, auspicando una riforma delle province. Da Fratelli d’Italia, Marco Guidi ha definito la riforma Delrio una delle meno logiche mai realizzate, mentre Alessandro Capecchi ha proposto l’apertura di una Sessione europea in Consiglio regionale e un ufficio gare centralizzato a livello provinciale.
Dal Partito Democratico, Serena Spinelli ha sostenuto l’idea di una cabina di regia tra Regione, Anci e UPI per affrontare la centralizzazione della nuova programmazione, mentre Matteo Trapani ha sottolineato l’importanza di rafforzare il ruolo delle province in una regione caratterizzata da territori piccoli e differenziati. In chiusura, Jacopo Maria Ferri ha condiviso la necessità di risposte coordinate, ricordando però come, per alcuni piccoli comuni, la frammentazione delle risorse abbia rappresentato una possibilità concreta di sviluppo.
Nel rispondere ai consiglieri, Cheli ha ribadito la preoccupazione per una pubblica amministrazione indebolita da anni di tagli, chiamata ora ad affrontare una sfida ancora più impegnativa: rendere ordinario un modello simile al PNRR su tutte le politiche europee. Una sfida che, senza un rafforzamento delle competenze e una visione comune, rischia di mettere in difficoltà soprattutto i territori più fragili.