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Crocifissi e presepi nelle scuole, lo scontro politico e la “questione identitaria” evocata dal Pd

27/02/2026

Crocifissi e presepi nelle scuole, lo scontro politico e la “questione identitaria” evocata dal Pd

La polemica su crocifisso e presepe torna ciclicamente a occupare spazio nel dibattito pubblico, spesso più come bandiera che come questione amministrativa. L’ultima scintilla, in ambito fiorentino, nasce dalla contrapposizione tra i consiglieri di Forza Italia Locchi e Stella e la replica del capogruppo Pd Luca Milani, che bolla il tema come “datato” e, soprattutto, come sintomo di un uso politico del cristianesimo inteso non come spiritualità o Vangelo, ma come criterio di appartenenza: “chi sta dentro” e “chi resta fuori”.

Laicità, autonomia scolastica e simboli: il terreno su cui si gioca la partita

Al di là delle dichiarazioni, la vicenda si inserisce in un quadro dove le scuole non sono semplici “bacheche” di simboli, ma comunità educanti con regole e responsabilità proprie. Proprio su questo punto, in un comunicato recente del Comune di Firenze relativo a una mozione su “crocifissi e presepi nelle scuole”, viene richiamato il principio di autonomia scolastica (DPR 275/1999) e la centralità di dirigenti e organi collegiali nel decidere scelte che riguardano la vita quotidiana degli istituti.

È un passaggio che sposta l’asse dal piano ideologico a quello della governance: chi decide, con quali criteri, con quale equilibrio tra libertà religiosa, pluralismo e neutralità dello Stato. Il contenzioso sul crocifisso nelle aule, del resto, è storicamente segnato da norme e prassi stratificate, più amministrative che legislative, e da interpretazioni giurisprudenziali che nel tempo hanno alimentato letture diverse della “laicità” italiana.

Milani, la “presa di Roma” e l’accusa di appropriazione culturale

Nella replica di Milani spicca un riferimento storico: la “presa di Roma” come soluzione del rapporto tra potere spirituale e temporale. La formula, volutamente provocatoria, ha un peso simbolico: richiama il superamento dello Stato pontificio dopo il 20 settembre 1870 e il trasferimento della capitale a Roma nel 1871, ma la piena chiusura della cosiddetta “questione romana” viene comunemente collocata con i Patti Lateranensi del 1929.

Il punto politico, però, non è la cronologia: è l’idea che l’insistenza su crocifisso e presepe venga usata come marcatore identitario. Milani denuncia una torsione: “cristianesimo” ridotto a confine, non a significato, con la religione trasformata in strumento di esclusione. Da qui l’aggancio all’Europa, descritta come costruzione nata dal limite posto a ogni assolutizzazione identitaria, religiosa o nazionale, e fondata su diritto e convivenza delle differenze.

È un conflitto che parla al presente: la scuola come spazio comune, la necessità di includere studenti con storie, famiglie e fedi diverse, la tentazione—tipica di molte campagne politiche—di semplificare tutto in un simbolo. In mezzo, resta una domanda concreta: la tutela della tradizione passa davvero dall’imposizione, oppure dalla capacità di farla comprendere, contestualizzare, discutere senza trasformarla in un test di appartenenza?

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.