Come togliere il semipermanente a casa: guida completa e sicura
03/02/2026
Quando si parla di come togliere il semipermanente, la questione non riguarda soltanto l’eliminazione dello strato di colore, ma coinvolge direttamente la salute dell’unghia naturale, la sua resistenza nel tempo e la capacità di evitare quei danni cumulativi che spesso emergono dopo rimozioni ripetute e poco accurate. Il semipermanente nasce per durare a lungo, aderire in modo stabile e resistere agli urti quotidiani, ed è proprio questa caratteristica a rendere la fase di rimozione delicata e tutt’altro che banale, soprattutto se affrontata senza gli strumenti giusti o con tecniche approssimative. Comprendere cosa succede chimicamente e meccanicamente durante la rimozione aiuta a fare scelte più consapevoli, sia che ci si affidi a un centro specializzato, sia che si decida di procedere in autonomia.
Come funziona la rimozione del semipermanente
Alla base del semipermanente c’è una formulazione polimerica che, una volta catalizzata sotto lampada UV o LED, crea una struttura compatta e aderente alla superficie dell’unghia, pensata per non sfaldarsi né dissolversi facilmente. La rimozione, quindi, non avviene per semplice “lavaggio” del colore, ma richiede un’azione combinata di solventi specifici e tempo di posa, necessari per rompere i legami che tengono il prodotto ancorato alla lamina ungueale. L’acetone, spesso demonizzato, svolge proprio questa funzione: penetra negli strati del semipermanente e ne riduce la coesione, permettendo al prodotto di sollevarsi gradualmente. Il problema nasce quando questo processo viene forzato, ad esempio grattando o limando in modo aggressivo prima che il prodotto sia realmente ammorbidito, perché in quel momento il rischio di asportare anche strati superficiali dell’unghia diventa concreto.
Togliere il semipermanente a casa in modo corretto
Rimuovere il semipermanente a casa può essere una soluzione pratica, ma solo se affrontata con metodo e pazienza, senza scorciatoie che promettono velocità a scapito della salute delle unghie. Dopo aver opacizzato leggermente lo strato superficiale con una lima a grana fine, operazione utile per facilitare la penetrazione del solvente, si passa all’applicazione di dischetti imbevuti di acetone puro, avvolti con carta stagnola o apposite clip. Il tempo di posa non è un dettaglio trascurabile: interromperlo troppo presto significa dover esercitare più forza dopo, mentre rispettarlo consente al prodotto di sollevarsi quasi da solo. Quando il semipermanente appare raggrinzito o sollevato ai bordi, la rimozione deve avvenire con uno spingicuticole in legno o silicone, accompagnando il distacco senza raschiare. Se il colore oppone resistenza, la scelta più sensata resta quella di ripetere il passaggio con l’acetone, accettando qualche minuto in più piuttosto che compromettere l’unghia.
Errori comuni da evitare durante la rimozione
Molti dei problemi associati alle unghie indebolite dopo il semipermanente derivano non dal prodotto in sé, ma da pratiche scorrette ripetute nel tempo. Strappare il colore quando inizia a sollevarsi, limare fino a “sentire caldo” o usare punte elettriche senza esperienza sono abitudini che, sommate, assottigliano progressivamente la lamina ungueale. Anche l’uso di solventi improvvisati o diluiti, che allungano i tempi senza sciogliere davvero il prodotto, porta spesso a intervenire in modo più aggressivo del necessario. Un altro errore frequente riguarda la convinzione che l’unghia debba apparire perfettamente liscia e opaca subito dopo la rimozione, quando in realtà una leggera porosità è normale e va trattata con prodotti nutrienti, non corretta con ulteriori limature.
Rimozione professionale: quando conviene il salone
Affidarsi a un centro specializzato per togliere il semipermanente diventa una scelta sensata in presenza di unghie fragili, di ricostruzioni precedenti o quando si utilizza regolarmente il colore senza lunghe pause. Un’onicotecnica esperta sa valutare lo spessore del prodotto, adattare i tempi di posa e scegliere se intervenire con solvente, fresa o una combinazione delle due tecniche, sempre con l’obiettivo di preservare l’unghia naturale. La differenza non sta tanto nella velocità quanto nella precisione del gesto e nella capacità di fermarsi al momento giusto, evitando quell’assottigliamento progressivo che spesso passa inosservato finché non compaiono sfaldature e rotture. Inoltre, in salone è più facile integrare la rimozione con trattamenti rinforzanti o rigeneranti, utili soprattutto dopo cicli prolungati di semipermanente.
Cura delle unghie dopo aver tolto il semipermanente
Una volta completata la rimozione, l’attenzione dovrebbe spostarsi dalla superficie dell’unghia al suo recupero funzionale, che richiede costanza più che interventi drastici. L’uso quotidiano di oli nutrienti per cuticole, ricchi di vitamine e acidi grassi, aiuta a ripristinare elasticità e idratazione, mentre creme mani specifiche contribuiscono a ridurre la secchezza causata dai solventi. Nei giorni successivi può essere utile applicare una base rinforzante leggera, evitando di coprire subito l’unghia con nuovi strati di colore se appare visibilmente stressata. Anche piccoli accorgimenti, come indossare guanti durante le pulizie o limitare l’esposizione prolungata all’acqua, influiscono positivamente sulla capacità dell’unghia di recuperare compattezza e resistenza.
Affrontare il tema di come togliere il semipermanente in modo corretto significa andare oltre il gesto tecnico e considerare la rimozione come parte integrante della manicure, non come una fase accessoria da sbrigare in fretta. Che si scelga la strada del fai da te o quella del salone, la differenza la fanno la consapevolezza dei passaggi, il rispetto dei tempi e l’attenzione rivolta all’unghia naturale, che resta il vero punto di partenza per qualsiasi risultato estetico duraturo.
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