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Sessant’anni da Brema: il nuoto italiano nel segno della memoria

29/01/2026

Sessant’anni da Brema: il nuoto italiano nel segno della memoria

Alla piscina Costoli di Firenze, il silenzio ha avuto un peso preciso. Non un rito formale, ma un gesto misurato, composto, necessario. Sessant’anni dopo la sciagura aerea di Brema, lo sport italiano si è fermato per ricordare nove vite spezzate in uno degli eventi più dolorosi della sua storia, un trauma che ancora oggi attraversa il nuoto azzurro e la coscienza collettiva dello sport nazionale.

Nel giorno del Sessantenario, l’assessora allo sport Letizia Perini ha deposto una corona davanti alla targa commemorativa, insieme al vicepresidente della Federazione Italiana Nuoto Andrea Pieri e al presidente del Comitato regionale toscano FIN Roberto Bresci. Un momento sobrio, senza retorica, che ha restituito centralità al ricordo e alla responsabilità di conservarlo.

La tragedia che cambiò lo sport italiano

Erano le 18.51 del 28 gennaio 1966 quando un Convair della Lufthansa, con 46 persone a bordo, precipitò durante la fase di atterraggio a Brema. Tra i passeggeri c’era la nazionale italiana di nuoto, diretta a uno dei meeting internazionali più prestigiosi dell’epoca. Un appuntamento che avrebbe messo gli azzurri a confronto con atleti statunitensi, australiani e giapponesi, in una fase storica in cui simili occasioni erano rare e cariche di significato sportivo e simbolico.

Sette giovani nuotatori, un tecnico federale e un giornalista Rai persero la vita. Nessuno sopravvisse all’impatto. Lo sport italiano si trovò improvvisamente privato di un’intera generazione. La più giovane, Daniela Samuele, aveva appena 16 anni; il capitano, Bruno Bianchi, 23. Con loro Carmen Longo, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Luciana Massenzi, Chiaffredo Dino Rora. Ad accompagnarli c’erano Paolo Costoli, allenatore ed ex nuotatore, e Nico Sapio, telecronista Rai, voce autorevole del nuoto italiano.

Un’eredità che chiede attenzione e rispetto

Nel suo intervento, Letizia Perini ha ricordato come quella tragedia rappresenti, insieme al disastro del Grande Torino a Superga, il punto più alto del dolore sportivo nazionale. Sessant’anni di pensieri legati a quel momento, ha sottolineato, mentre il nuoto italiano è diventato uno sport vincente, riconosciuto, capace di raccogliere successi e medaglie. Quei ragazzi, però, contribuirono a costruire quel percorso senza poterne vedere i risultati, lasciando un’eredità fatta di sacrificio, disciplina e talento interrotto.

Il senso della commemorazione non sta nella nostalgia, ma nella consapevolezza. Mantenere viva la memoria significa restituire profondità al presente sportivo, ricordare che ogni successo affonda le radici anche in storie non concluse, in carriere spezzate, in vite che hanno dato molto prima ancora di poter ricevere.

Alla piscina Costoli, luogo simbolico per il nuoto fiorentino, il ricordo si è fatto gesto pubblico e collettivo. Non per celebrare il passato, ma per custodirlo con rigore, come parte integrante dell’identità sportiva del Paese.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to