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Sabino Cassese: il giornalismo tra spartiti e pianoforti perduti

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di Redazione

25/11/2025

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Martedì 18 novembre, a Lucca, il professor Sabino Cassese ha ricevuto il titolo di dottore di ricerca honoris causa in “Cultural Systems” presso l’IMT Scuola Alti Studi, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In occasione della cerimonia, Cassese ha rivolto uno sguardo attento e critico allo stato dell’informazione in Italia, utilizzando una metafora che restituisce con forza il ruolo dei giornalisti: “Il giornalista è come un pianista davanti a uno spartito, se non c’è lui non c’è musica”. La riflessione del giurista e storico sottolinea quanto l’assenza di mediatori professionali renda fragile la qualità del racconto pubblico, lasciando solo fatti privi di contestualizzazione e analisi.

La disintermediazione e la crisi dei quotidiani

Secondo Cassese, la crisi del giornalismo è iniziata negli anni ’90 con l’ascesa delle televisioni commerciali e si è intensificata con la diffusione di Internet e dei social network, che hanno reso l’informazione immediatamente accessibile a tutti, ma senza filtri critici. Il numero di lettori settimanali di quotidiani si è dimezzato tra il 2010 e oggi, passando dalla metà a un quarto della popolazione italiana, mentre le vendite tra il 2020 e il 2024 hanno subito una contrazione del 30 per cento. La digitalizzazione ha favorito un modello di informazione “many to many”, in cui notizie false o fuorvianti circolano senza controllo, riducendo il ruolo centrale dei giornalisti come garanti della correttezza e della verifica dei fatti.

Il ruolo insostituibile del giornalista

Per Cassese, il problema non è solo quantitativo, ma riguarda la capacità del giornalista di interpretare, approfondire e dare senso agli eventi, offrendo un filtro necessario per la comprensione del pubblico. La metafora dello spartito e del pianoforte evidenzia come togliere strumenti e risorse ai giornalisti equivalga a privare l’opinione pubblica della musica dell’informazione, lasciando solo note sparse e senza armonia. La soluzione, sottolinea il giurista, deve passare attraverso un contrasto sistemico alla disintermediazione, valorizzando professionalità, contratti, strumenti e formazione per garantire che il giornalismo continui a essere strumento di democrazia e partecipazione.

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