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Prato, audizione alla Camera sullo sfruttamento nel tessile: le proposte di Confartigianato e CNA

24/01/2026

Prato, audizione alla Camera sullo sfruttamento nel tessile: le proposte di Confartigianato e CNA

Serve un cambio di passo, con interventi che non si esauriscano in operazioni spot o in risposte dettate dall’urgenza. È il messaggio portato da Confartigianato e CNA durante l’audizione davanti alle Commissioni riunite Giustizia e Lavoro della Camera, chiamate a esaminare le risoluzioni sullo sfruttamento dei lavoratori nel distretto tessile di Prato. Le Confederazioni hanno indicato una linea di lavoro che intreccia controllo, responsabilità di filiera, protezioni per chi denuncia e strumenti capaci di rendere riconoscibili le aziende che rispettano le regole, evitando che la parte sana del distretto resti schiacciata tra concorrenza sleale e danni reputazionali.

Un presidio stabile: controlli coordinati e risorse pluriennali

Confartigianato e CNA chiedono di rafforzare i controlli in modo strutturale e coordinato, puntando su un modello stabile, continuativo e misurabile. Il riferimento è a una task force permanente dedicata al distretto, sostenuta da risorse pluriennali, così da garantire continuità operativa e obiettivi verificabili nel tempo. L’idea, esplicitata in audizione, mira a superare l’alternanza di fasi intense e fasi di stallo, che finisce per lasciare spazi all’illegalità e per alimentare un clima di incertezza che penalizza chi investe in regolarità, sicurezza e qualità.

In questa prospettiva, l’azione pubblica non viene descritta come un semplice dispositivo repressivo, ma come un sistema di presidio che deve funzionare con regole chiare, indicatori di efficacia e una governance capace di tenere insieme gli attori coinvolti, evitando sovrapposizioni e lacune operative.

Tracciabilità digitale e responsabilità dei committenti: la filiera sotto controllo

Uno dei punti più netti riguarda la filiera produttiva. Secondo le Confederazioni, l’introduzione di strumenti digitali di tracciabilità rappresenta un passaggio decisivo per rendere trasparente la catena di lavorazioni e per colpire i meccanismi dei subappalti a cascata, dove il rischio è che l’illegalità si scarichi sull’ultimo anello produttivo, spesso il più fragile e meno difeso. La tracciabilità viene legata a un principio di responsabilizzazione esplicita dei committenti e delle imprese capofila, così da evitare zone grigie nelle quali la responsabilità si dissolve e diventa impossibile risalire alle scelte che hanno generato sfruttamento o irregolarità.

L’obiettivo, sul piano pratico, è duplice: rendere identificabile la catena delle responsabilità e creare un contesto in cui la trasparenza non sia un adempimento formale, ma uno strumento operativo che orienta i comportamenti e rende meno conveniente l’elusione.

Tutela effettiva per chi denuncia e valorizzazione delle imprese virtuose

Le Confederazioni hanno insistito anche sul tema delle tutele per i lavoratori vittime di sfruttamento. L’emersione delle irregolarità, spiegano, non avviene senza protezioni concrete per chi denuncia, capaci di ridurre la ricattabilità legata non soltanto al lavoro, ma anche alle condizioni abitative e amministrative. Serve accompagnare la denuncia con percorsi reali di uscita dall’illegalità, altrimenti il rischio è che il silenzio resti l’unica strategia di sopravvivenza.

Accanto alla tutela, viene richiesto un salto di qualità nella qualificazione del distretto: premiare e rendere riconoscibili le imprese che rispettano le regole e investono in qualità, sicurezza e sostenibilità. In questo quadro è stato richiamato il progetto “Laboratorio Legalità Prato – Task Force permanente”, ispirato a esperienze territoriali già sperimentate, come il piano regionale “Lavoro Sicuro” della Toscana, con l’ambizione di proporre un modello replicabile anche in altri distretti industriali.

Il punto, per Confartigianato e CNA, resta politico e industriale insieme: il contrasto all’illegalità è condizione necessaria per tutelare il lavoro regolare, garantire concorrenza leale e difendere la reputazione del distretto di Prato e del Made in Italy, evitando che il costo dello sfruttamento ricada su lavoratori e imprese corrette.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to