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Pelletteria di alta gamma, il tavolo metropolitano: crisi strutturale ma il distretto fiorentino regge

12/02/2026

Pelletteria di alta gamma, il tavolo metropolitano: crisi strutturale ma il distretto fiorentino regge

Quasi 47mila addetti, oltre la metà dell’intera manifattura metropolitana. Il sistema Moda resta l’ossatura economica dell’area fiorentina, ma attraversa una fase di assestamento complesso. È quanto emerso dall’incontro promosso dalla Città Metropolitana di Firenze a Palazzo Medici Riccardi, dedicato alla pelletteria di alta qualità e lusso, con la partecipazione delle istituzioni, delle associazioni di categoria, delle rappresentanze sindacali e dei sindaci del territorio.

Presenti la sindaca metropolitana Sara Funaro, l’assessore regionale all’Economia Leonardo Marras e la sindaca di Scandicci Claudia Sereni, delegata al Lavoro per la Metrocittà.

I numeri Irpet: la moda vale il 52% della manifattura

Nicola Sciclone, direttore di Irpet, ha illustrato i dati più recenti contenuti nello studio “Il settore moda, a che punto è la crisi?”. Il quadro conferma il peso strategico del comparto: quasi 47.000 addetti, pari al 52% della manifattura metropolitana. La pelletteria impiega 21.052 lavoratori, gli accessori metallici 10.558 e l’abbigliamento 8.244.

Il 94% degli addetti della pelletteria si concentra nel Sistema Locale del Lavoro di Firenze. Scandicci si conferma il baricentro del distretto con 7.909 addetti, il 38% del totale metropolitano, mentre gli altri comuni coprono il restante 56% della forza lavoro specializzata.

Secondo Sciclone, il comparto entra nel nuovo anno con segnali di difficoltà meno marcati rispetto al picco negativo precedente, ma senza indicatori che facciano presagire un’inversione rapida e consistente del ciclo.

Dazi, cambio euro-dollaro e volumi in calo

Per la sindaca Sara Funaro la fase attuale non è episodica: si tratta di una decelerazione strutturale che impone un ridimensionamento dei volumi produttivi rispetto agli anni passati. L’instabilità geopolitica incide sui flussi commerciali, con particolare riferimento agli Stati Uniti, dove le nuove tariffe doganali, stabilizzate intorno al 15%, si sommano alla volatilità del cambio euro-dollaro, comprimendo margini e rallentando gli ordini.

Funaro ha indicato due direttrici d’azione: difendere il know-how attraverso un utilizzo mirato degli ammortizzatori sociali e promuovere in sede europea un contrasto alla concorrenza sleale, soprattutto sui prodotti e-commerce sotto i 150 euro che aggirano i controlli doganali, oltre a una semplificazione burocratica per l’export.

Claudia Sereni ha definito il 2025 l’anno più difficile, ma ha richiamato segnali di riorganizzazione nei grandi marchi. Le nuove collezioni e iniziative come il meeting investitori di Kering a Scandicci indicano un possibile riavvio nel 2026. Resta tuttavia il nodo dei volumi e della tenuta dei piccoli operatori. La contrazione dell’occupazione, finora, si è tradotta soprattutto in un ricorso esteso agli ammortizzatori sociali più che in licenziamenti, segno di un sistema che resiste in attesa di una ripartenza.

Fragilità della filiera e richieste sindacali

Azzurra Morelli, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, ha parlato di vulnerabilità strutturali emerse con forza. Tra le priorità: sviluppo manageriale in ottica multibrand, aggregazioni per sfruttare sinergie, contrasto al lavoro irregolare, rafforzamento dell’internazionalizzazione e interventi urgenti su liquidità e cassa integrazione.

Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito l’allarme sui livelli occupazionali, chiedendo alle istituzioni di riconvocare i tavoli con impegni precisi da parte delle griffes sul mantenimento dei volumi produttivi sul territorio, sulla legalità nelle filiere e sulla qualificazione complessiva del distretto.

Leonardo Marras ha confermato l’impegno della Regione Toscana attraverso i bandi di sostegno attivi, in un contesto che richiede interventi coordinati e strategie condivise.

Il distretto fiorentino della pelletteria resta uno dei simboli del made in Italy di fascia alta. La sfida, ora, è trasformare la fase di contrazione in un passaggio di riorganizzazione capace di rafforzare struttura, legalità e competitività internazionale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to