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Microcriminalità e sicurezza urbana: il nodo tra pene, marginalità e politiche sociali

30/01/2026

Microcriminalità e sicurezza urbana: il nodo tra pene, marginalità e politiche sociali

La relazione tra microcriminalità, sistema sanzionatorio e condizioni di marginalità sociale è tornata al centro del dibattito istituzionale con la seduta odierna della Commissione consiliare 8 del Comune di Firenze. Un confronto che si inserisce in un percorso di approfondimento avviato da settimane e che punta a superare letture semplificate del tema sicurezza, per affrontarne invece le cause strutturali e le ricadute concrete sui territori.

A guidare l’audizione è stata Alessandra Innocenti, presidente della Commissione, che ha chiamato a intervenire una delle voci più autorevoli del panorama accademico nazionale sul tema del carcere e delle politiche migratorie: il professor Emilio Santoro, ordinario di Filosofia del diritto all’Università degli Studi di Firenze e direttore del centro di ricerca interuniversitario L’Altro Diritto.

Pene inefficaci e burocrazia giudiziaria

Nel suo intervento, Santoro ha tracciato un’analisi netta delle criticità che attraversano l’attuale sistema sanzionatorio, in particolare per i reati di microcriminalità. Secondo il docente, l’idea di rispondere a ogni emergenza sociale con l’introduzione di nuove fattispecie penali si traduce spesso in un effetto opposto a quello desiderato: tribunali congestionati, tempi processuali dilatati e una percezione diffusa di impunità.

Il problema non risiede tanto nella “mancanza di pene”, quanto nella loro scarsa tempestività. Reati definiti minori finiscono per arenarsi nei meandri della burocrazia giudiziaria, perdendo qualsiasi funzione deterrente e alimentando frustrazione tanto tra i cittadini quanto tra gli operatori del sistema.

Marginalità, irregolarità e sicurezza collettiva

Un altro punto centrale dell’audizione ha riguardato il rapporto tra irregolarità amministrativa e microcriminalità. Santoro ha evidenziato come molte situazioni di illegalità diffusa siano il prodotto indiretto di normative rigide, che trasformano persone inserite nel tessuto sociale in soggetti privi di diritti e prospettive. In questo quadro si inserisce anche la riflessione sulle procedure di espulsione: l’attuale ricorso ai CPR, secondo il professore, risulta spesso inefficace e oneroso, mentre strumenti come gli accordi di riammissione e i percorsi di uscita volontaria assistita offrirebbero risultati più concreti.

Il nesso tra sicurezza e inclusione emerge così con forza. Ridurre la marginalità significa ridurre anche il bacino potenziale della microcriminalità. Da qui l’importanza, sottolineata più volte, di politiche post-carcerarie e di reti di inclusione attiva capaci di intercettare il disagio prima che degeneri in devianza.

A chiudere il confronto è stata la presidente Innocenti, che ha ribadito una linea politica orientata alla certezza del diritto e all’efficacia delle procedure, rifiutando logiche emergenziali e interventi simbolici. Per i Comuni, ha spiegato, la sfida resta quella di tenere insieme legalità e dignità, sicurezza urbana e coesione sociale, trasformando l’analisi in proposte operative.

Il lavoro della Commissione proseguirà nelle prossime sedute, con l’obiettivo dichiarato di portare all’attenzione dell’Amministrazione soluzioni fondate su dati, competenze e responsabilità istituzionale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to