Legno-Arredo: l’allarme di CNA Toscana Centro sui dazi americani
di Redazione
01/10/2025
La notizia dell’introduzione di dazi al 50% sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, annunciata dall’amministrazione Trump, ha scosso l’intero settore del legno-arredo. In Italia, uno dei comparti più colpiti sarebbe proprio quello toscano ed emiliano, fortemente legato al mercato statunitense, che rappresenta il secondo sbocco per l’export dopo l’Europa. A sollevare con forza la questione è Massimo Goti, Presidente Legno e Arredo di CNA Toscana Centro, riconfermato oggi a Roma anche come Presidente nazionale del comparto.
“Un rischio di desertificazione industriale”
Le parole di Goti sono nette: senza una reazione tempestiva e coesa da parte delle istituzioni europee e del governo italiano, il rischio è quello di un collasso dell’intera filiera. “Se non difendiamo le nostre imprese – ha sottolineato – ci troveremo di fronte a una desertificazione industriale che cancellerebbe decenni di saper fare, professionalità e occupazione.”
Secondo CNA, la misura annunciata dagli Stati Uniti non deve essere interpretata soltanto come una scelta di politica economica aggressiva, ma come un segnale di crescente instabilità nelle relazioni commerciali internazionali. Per questo, Goti invoca “fermezza, diplomazia e calma” come strumenti indispensabili per evitare un’escalation che metterebbe in ginocchio centinaia di piccole e medie imprese.
Incertezza normativa e speranze nel Mercosur
Sul piano operativo resta l’incognita di come i dazi saranno applicati, ma già ora l’effetto è quello di congelare piani di investimento e strategie di crescita. Le imprese della filiera legno-arredo, spesso a conduzione familiare e con margini ridotti, non possono permettersi di navigare in un contesto dominato dall’incertezza normativa e da annunci improvvisi di restrizioni commerciali.
Da qui lo sguardo al di là dell’Atlantico: l’accordo UE-Mercosur, se proseguirà positivamente il suo iter, potrebbe offrire nuove opportunità di sbocco, bilanciando almeno in parte le perdite subite sul mercato statunitense. Non si tratta di un’alternativa immediata, ma di una prospettiva strategica che potrebbe ridare ossigeno a un settore che oggi si sente sotto assedio.
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