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La Corte di Giustizia UE: i matrimoni egualitari valgono in tutta Europa

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di Redazione

27/11/2025

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Una decisione destinata a incidere profondamente sull’architettura giuridica e sociale dell’Unione Europea e a riscrivere il modo in cui gli Stati membri guardano alla tutela della vita familiare. Con una sentenza che sta già facendo discutere giuristi, associazioni e istituzioni, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in uno Stato membro devono essere riconosciuti da tutti gli altri Stati appartenenti all’Unione, indipendentemente dalla normativa nazionale vigente in materia di matrimonio.

Un principio che, pur senza imporre l’introduzione del matrimonio egualitario nei Paesi che ancora non lo prevedono, riafferma l’idea che una famiglia non può dissolversi nel momento in cui attraversa un confine, e che la libertà di circolazione – cardine dei trattati europei – esige che le persone e le loro relazioni affettive possano muoversi senza subire discriminazioni.

Una svolta giuridica che riguarda i diritti e la dignità delle persone

La questione investe soprattutto Paesi come l’Italia, dove la disciplina vigente riconosce le unioni civili ma non il matrimonio egualitario. Fino a oggi, una coppia omosessuale sposata in Spagna, Francia, Germania o in qualsiasi altro Stato europeo che preveda piena parità matrimoniale, giunta in Italia vedeva il proprio matrimonio trasformato in una unione civile o addirittura privato di effetti, con ricadute concrete sulla tutela dei figli, sull’eredità, sull’assistenza sanitaria e sul riconoscimento del ruolo genitoriale.

La sentenza della Corte afferma che tale prassi viola il principio europeo di non discriminazione e il diritto alla vita familiare. Ogni Stato dovrà quindi riconoscere la validità giuridica dell’unione senza alterarne natura e diritti connessi. Un passaggio che potrebbe aprire scenari significativi, non soltanto davanti ai tribunali ma anche sul piano politico: ignorare la decisione esporrebbe infatti i governi nazionali a contenziosi e procedure di infrazione.

Mario Colamarino, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha definito la decisione “una pietra miliare per la dignità delle famiglie queer in Europa”, sottolineando come la battaglia per il riconoscimento pieno non possa più essere rinviata. Le sue parole, nette e incisive, hanno richiamato un’urgenza che coinvolge la società civile prima ancora che le aule istituzionali.

L’impatto sul dibattito politico italiano

Anche dal fronte politico arriva una presa di posizione decisa. Il consigliere regionale Andrea Ciulli ha commentato invitando le istituzioni italiane ad assumersi la responsabilità di tradurre la sentenza in atti concreti, evitando che la burocrazia diventi un alibi per rallentare un processo di equità e riconoscimento. La nuova cornice giuridica europea potrebbe rappresentare un punto di non ritorno, un banco di prova capace di misurare realmente la volontà del Paese di avanzare verso l’uguaglianza sostanziale.

Al di là del valore simbolico, il tema ha ripercussioni immediate: dalle famiglie omogenitoriali che si trovano a dover iscrivere i propri figli all’anagrafe, alle coppie che si spostano per lavoro o studio e si vedono costrette a vivere in una condizione di incertezza legale. Sulla carta, l’Europa ha tracciato la strada; resta ora da capire con quale rapidità e determinazione gli Stati la percorreranno.

La sentenza segna una svolta che richiama tutti a interrogarsi sul significato stesso di appartenenza comunitaria: se l’Unione vuole essere spazio condiviso di libertà e diritti, non può tollerare che l’identità familiare venga spezzata alla frontiera.

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