La Corte Costituzionale rafforza la rappresentanza sindacale: il principio del “comparativamente più rappresentativo” come garanzia di democrazia
di Redazione
06/11/2025
La sentenza n.156 della Corte Costituzionale segna un passaggio significativo nel sistema delle relazioni sindacali italiane. La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19, primo comma, dello Statuto dei lavoratori, nella parte in cui non riconosceva la possibilità di costituire rappresentanze sindacali aziendali anche alle organizzazioni “comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.
Un’espressione, questa, che restituisce equilibrio al principio di rappresentanza, riaffermando la centralità del pluralismo sindacale senza però rinunciare alla misurabilità oggettiva della forza rappresentativa.
Il ritorno al criterio dei numeri: la rappresentanza che si misura
La scelta della Corte di introdurre il termine “comparativamente” non è casuale: essa sottolinea la necessità di un confronto concreto, numerico, verificabile. Non si parla dunque di rappresentanza “significativa”, concetto vago e politicamente interpretabile, ma di rappresentanza basata su parametri comparativi, come numero di iscritti, contratti sottoscritti, presenza nei luoghi di lavoro e capacità negoziale.
Un principio che, come avviene nel pubblico impiego, pone un argine al rischio di frammentazione e di proliferazione di sigle sindacali prive di reale seguito. La rappresentanza, in questa visione, non è un titolo onorifico ma un fatto misurabile, il risultato di consenso reale e partecipazione effettiva.
L’esempio dei giornalisti è emblematico: la Fnsi è riconosciuta come sindacato comparativamente più rappresentativo a livello nazionale, mentre l’Usigrai lo è all’interno della Rai, a conferma che la rappresentanza non si improvvisa ma si costruisce sul campo, settore per settore.
Verso una piena attuazione dell’articolo 39 della Costituzione
La sentenza riporta al centro del dibattito anche l’articolo 39 della Costituzione italiana, rimasto per decenni in una sorta di sospensione applicativa. Quel principio – secondo cui l’organizzazione sindacale è libera, ma la sua rappresentatività deve essere certificata e riconosciuta – torna oggi a essere l’architrave di un sistema più trasparente e democratico.
La Corte, pur non intervenendo direttamente sulla disciplina della contrattazione collettiva, richiama implicitamente la necessità di un quadro normativo che valorizzi la forza effettiva delle organizzazioni sindacali, senza penalizzare chi opera con continuità e responsabilità nel tessuto produttivo.
Il messaggio è chiaro: la democrazia sindacale passa dai numeri, dalla trasparenza e dalla capacità di rappresentare davvero i lavoratori. Un principio che, nel tempo della disintermediazione e del conflitto tra micro-sigle, restituisce al sindacato il ruolo che la Costituzione gli aveva affidato: quello di soggetto collettivo, non autoreferenziale, ma rappresentativo e responsabile.
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