Grembiuli con l’effigie di Mussolini esposti in centro: scatta la sanzione
di Redazione
08/09/2025
La vendita di oggetti che richiamano direttamente simboli o figure legate all’ideologia fascista continua a rappresentare un terreno di attenzione per le autorità, soprattutto nei centri storici riconosciuti dall’UNESCO. A confermarlo è l’episodio avvenuto nei giorni scorsi, quando la Polizia Municipale è intervenuta su un banco ambulante che esponeva grembiuli con l’effigie di Benito Mussolini, accanto ai fasci littori e alla bandiera tricolore. Per il venditore è arrivata una multa da 400 euro e il sequestro immediato della merce.
Il regolamento UNESCO e i divieti precisi
Il Regolamento UNESCO, che disciplina le attività commerciali all’interno delle aree tutelate, stabilisce con chiarezza che non è consentita l’esposizione né la vendita di gadget, souvenir o capi d’abbigliamento che inneggino o evochino simboli del fascismo e del nazismo. Si tratta di una disposizione inserita all’articolo 9, comma 7, per preservare il valore culturale dei luoghi storici ed evitare forme di banalizzazione o di sfruttamento commerciale di periodi oscuri della storia italiana ed europea.
Il banco in questione, situato in una strada del centro storico, non si è limitato a tenere i grembiuli tra la merce, ma li aveva esposti in modo ben visibile e corredati di etichetta con il prezzo. Questa scelta, considerata in violazione palese del regolamento, ha fatto scattare l’intervento degli agenti a seguito di una segnalazione.
Un segnale sulla vigilanza nei centri storici
Il sequestro dei grembiuli e la sanzione amministrativa rappresentano un ulteriore segnale di attenzione verso fenomeni che, se non arginati, rischiano di trasformare il commercio turistico in vetrina di simboli legati a ideologie condannate dalla storia. La presenza di tali prodotti, infatti, non è soltanto questione di legalità commerciale, ma tocca corde più profonde legate al rispetto della memoria storica e alla responsabilità di chi opera in contesti di valore internazionale come i centri storici protetti dall’UNESCO.
Per i commercianti, dunque, la vicenda suona come un monito chiaro: la libertà di impresa deve convivere con regole precise e con la consapevolezza che determinati simboli non possono essere trattati come semplici articoli da banco, soprattutto nei luoghi che incarnano l’identità culturale del Paese.
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