Clemen Parrocchetti, “Ironia ribelle”: il coraggio di un linguaggio femminista
di Redazione
02/10/2025
Palazzo Medici Riccardi inaugura la prima ampia esposizione museale italiana dedicata a Clemen Parrocchetti (1923-2016), figura anticonformista del Novecento che ha trasformato ago e filo in strumenti di lotta. La mostra, aperta dal 2 ottobre 2025 al 6 gennaio 2026, raccoglie più di cento opere tra dipinti, sculture, arazzi, disegni e documenti d’archivio, restituendo al pubblico un’artista capace di coniugare ricerca estetica e militanza politica.
Promossa dalla Città Metropolitana di Firenze e organizzata dalla Fondazione MUS.E con il Museo Novecento e l’Archivio Parrocchetti, la rassegna è curata da Marco Scotini e Stefania Rispoli, con la direzione artistica di Sergio Risaliti. È un’occasione unica per leggere la vicenda artistica e politica di una donna che, tra pittura, tessitura e installazioni, ha fatto della ribellione ironica la propria cifra stilistica.
Dal Sessantotto al Movimento femminista: un linguaggio provocatorio
Il percorso si apre con la serie Amore e divorazione (1969), un’esplosione di corpi frammentati e mascheroni grotteschi che traduce la carica contestataria del Sessantotto in pittura esuberante e irriverente, tanto da spingere Dino Buzzati a definirla “un intreccio di pop art, sesso, sadismo e carnevali popolari”.
Negli anni Settanta l’artista affronta la domesticità trasformando gli strumenti del lavoro femminile in oggetti di denuncia. L’opera-manifesto Promemoria per un oggetto di cultura femminile (1973) segna l’ingresso nel Movimento di Liberazione della Donna e inaugura la stagione degli “oggetti di cultura femminile”: aghi, spole, bambole e utensili si fanno anti-trofei contro la violenza patriarcale.
Il 1978 è una tappa cruciale: Parrocchetti entra nel Gruppo Immagine di Varese, partecipa al convegno Donna Arte e Società e alla Biennale di Venezia, portando lavori che intrecciano politica e creatività, come Sveglia!! È ora e Macchina delle frustrazioni.
Arazzi, installazioni ed eco-femminismo: la libertà come filo conduttore
Dagli anni Ottanta in poi, Parrocchetti amplia il suo vocabolario artistico: arazzi di juta, installazioni e lavori su carta cucita diventano diari visivi in cui confluiscono autobiografia, frammenti poetici e materiali leggeri come tulle e organza. L’ironia con cui dialoga con la moda e la frivolezza diventa strumento di autocoscienza e liberazione.
Negli anni Novanta emerge la svolta eco-femminista: insetti, tarme e parassiti, cuciti su tessuti e trasformati in presenze poetiche, riflettono la connessione tra dominio patriarcale e sfruttamento della natura. La sua opera diventa così un ponte tra corpo femminile ed equilibrio ecologico, rivelando una sensibilità che resta attuale nel dibattito contemporaneo.
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