20 settembre: Firenze onora gli internati italiani nei lager
di Redazione
19/09/2025
Una mattina di memoria pubblica per restituire voce a chi scelse la dignità alla collaborazione, pagando con la prigionia, il lavoro coatto, la violenza. La “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi” – istituita dalla legge 13 gennaio 2025, n. 6 – invita le comunità a riconoscere il sacrificio di militari e civili che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutarono il nazionalsocialismo e la Repubblica sociale italiana. Firenze risponde con un doppio momento solenne: il ripristino della memoria nel luogo pubblico e il riconoscimento istituzionale alle famiglie, perché il ricordo non resti un fatto privato ma un impegno condiviso.
Il programma a Firenze: monumento restaurato e medaglie al Merito della Memoria
Alle ore 9.00, in piazzale Caduti nei Lager, verrà scoperto il Monumento dei caduti nei lager, restituito alla città dopo l’intervento di restauro. Non è un semplice gesto commemorativo: riportare in luce un segno lapideo significa rimettere al centro le storie dei singoli, i nomi, i volti, la trama di scelte coraggiose su cui poggia l’eredità civile della Repubblica. Accanto alle autorità cittadine, saranno presenti associazioni e istituzioni che custodiscono la ricerca storica e l’educazione alla memoria.
Alle ore 10.30, in Prefettura di Firenze – Salone Carlo VII di Palazzo Medici Riccardi (ingresso da via Cavour 1) – si terrà la consegna delle medaglie, alla presenza dei rappresentanti di ANED e ANEI, dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, dell’Università degli Studi di Firenze e del Consigliere della Città Metropolitana delegato alla Memoria. È il momento in cui lo Stato, nelle sue articolazioni, compie un atto di giustizia simbolica: riconoscere pubblicamente il rifiuto della collaborazione come scelta fondativa della nostra democrazia.
Una memoria che parla al presente
La giornata non chiude un capitolo, lo riapre al confronto con il nostro tempo. Celebrare gli internati significa ricordare che l’obiezione a regimi e violenze ha un costo personale altissimo, ma anche un valore collettivo irrinunciabile. Le cerimonie, dunque, non esauriscono il loro senso nell’evento: chiamano scuole, università, associazioni, istituzioni culturali a fare del patrimonio documentario e monumentale un laboratorio vivo, dove le storie individuali incontrano i percorsi educativi, la cittadinanza attiva, la difesa dei diritti.
In questa prospettiva, il restauro del Monumento in piazzale Caduti nei Lager diventa una lezione all’aperto: pietra e bronzo raccontano la deportazione, ma mostrano anche come una comunità possa prendersi cura dei propri simboli, sottraendoli al logorio del tempo e dell’indifferenza. Le medaglie consegnate ai familiari non sono un archivio di onorificenze: sono il ponte che tiene insieme generazioni, memoria e responsabilità.
Chi partecipa il 20 settembre compie un gesto semplice e necessario: stare, ascoltare, consegnare ai più giovani il nesso tra libertà e scelta, tra diritti e doveri. È così che la memoria degli internati, da lutto e perdita, torna patrimonio condiviso e vigilanza civile.
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